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TOUR DE FAGGIANDERS

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Tanto vento e poco tempo per stare per strada con il pensiero sempre nello stesso punto, a casa. Riesco però a ritagliarmi un piccolissimo spazio, una bolla sospesa nel tempo in cui tutto è compresso e sospeso e pedalare riesce a farti allontanare dalle preoccupazioni portandoti in quel mondo parallelo che ti scorre sotto le ruote e distorce la realtà. Così a pochi chilometri da casa invento una versione ridotta del tour de flanders, fortunatamente senza pioggia ma con tanto vento, tanti muri che pugnalano i polpacci, il pavé in cui le ruote ballano tra micro e macro disconnessioni facendoti vibrare la schiena fin su alle braccia. Sono qui nel mio personale Tour de Faggianders, sulla salita della pineta che porta alla Rocca, il pavé appunto, le pendenze laceranti del muro che porta all'incrocio con via Shkanderbeg, lo strappo per i campetti o quello per la cava, oggi presidiato da due grossi cani apparentemente tranquilli, ma meglio girare alla larga ed infine Lu Coppebberg di fre