DOLOMITI LUCANE TRAINING

Ad Aprile il Monte Croccia ha segnato la fine della mia Nove Colli Lucani.
La Crisi era già iniziata sulla salita per Pietrapertosa, i crampi dopo il punto di controllo lungo la strada che tagliava i boschi per Accettura, l'agonia all'inizio della salita per il Parco Regionale di Gallipoli Cognato.
Mentre le mie gambe si pietrificavano e chiedevano pietà, mentre restavo immobile steso sull'asfalto, mentre, dopo infiniti minuti, spingevo a piedi la bicicletta sulle rampe più estreme, quando ormai più nessuno mi sorpassava la mia testa era già al giorno in cui avrei riprovato a fare questa salita.
Oltre alla sfida personale il ciclismo crea un legame verso i posti che attraversi che vanno rispettati e santificati e la prima volta in apnea e con la vista offuscata mi sono mosso come un eretico, più della delusione di abbandonare una competizione il vero peso da sopportare è stato quel senso di irriverente atteggiamento verso la salita.
Così dovevo risalire il Monte Croccia meno stanco, avendo la forza oltre che di pedalare anche di guardarmi lucidamente intorno.
Il mio training in Basilicata è l'occasione perfetta per ritentare la scalata, questa volta non partendo da Matera però, ma direttamente dall'incrocio con la Basentana e non facendo il giro largo da Pietrapertosa ma affrontando le rampe, non meno impegnative, del "corto" della Nove Colli Lucani.
L'impegno è massimo, e il ritmo è controllato, la strada costeggia per un breve tratto la sede della Basentana poi una curva la trasporta nel bosco lontano dai fischi delle macchine, i tratti all'ombra si alternano al sole pieno e cocente della tarda mattinata, le curve si susseguono alternandosi lungo il pendio.
Tra la boscaglia spiccano agglomerati rocciosi e il frenetico vociare delle cicale.
Le rampe sono impegnative, in qualche tratto la boscaglia si apre sulle creste verdeggianti tutt'intorno.
E' una vera bellezza quella che mi circonda, se non fosse per l'asfalto, un posto lontanissimo dal tempo e dall'uomo stesso.
Prima dell'incrocio per Accettura la strada si allarga considerevolmente, sono le ultime due rampe, poi un attimo di respiro e per me la strada ricomincia a salire verso la cima del Croccia.
Questa volta il bosco ingoia completamente la strada che si restringe nuovamente.
Le gambe, questa volta, rispondono a meraviglia, incontro un gruppo di cantonieri fermi a pranzare a bordo strada, poco più avanti in corrispondenza di una fontana una famiglia che pranza e più indietro una coppia di anziani con le sdraio e coperta sulle gambe che sonnecchiano mentre la radiolina trasmette il radiogiornale. Che pace irreale!
Salgo ancora, più avanti invece incrocio due escursionisti che scendono lamentandosi degli insetti...
Gli insetti, nello specifico i tafani o mosche dei cavalli, sono stati la mia unica preoccupazione  nell'organizzazione di questo giro, memore dell'infernale esperienza durante l'attraversamento del Bosco di Magrizzi diversi anni fa in questo stesso periodo... Sapevo che oltre alle pendenze, che ora iniziano ad essere sempre più cattive, avrei dovuto resistere anche ai fastidiosi sciami di tafani.
Ed ecco che arrivano tutt'intorno, senza nessuna paura, attaccarsi sulle braccia, ronzandomi nelle orecchie o posandosi in faccia. Il bosco nel frattempo è sempre più maestoso, un frattale lineare discontinuo. Ogni tanto agito la mano davanti alla faccia, rischiando di finire a terra, arrivo non con poca fatica al cartello che preannuncia l'ultimo drittone di circa 600 mt con il 18% !!
Sono in cima, cerco di godermi il momento, anche se gli insetti non danno mai tregua. 
In discesa sono accarezzato dall'aria fresca del bosco che sibila intorno e fotografare alcuni dei punti più suggestivi. Mi fermo alla fontana per un ricarico acqua e una rinfrescata generale, più giù mi fermo anche al Parco Avventura, tutto apparentemente abbandonato così come il presidio dei carabinieri.
Riprendo la discesa fino ad incontrare nuovamente la Basentana.
Approfitto del mio campo base per una sosta meritata. 
Qualche ora più tardi, riprendo la bicicletta per salire verso Pietrapertosa.
La temperatura è destabilizzante ma non mi faccio intimorire. Anche se l'ho fatta pochissime volte, la strada la ricordo bene. Ricordo i punti freschi all'ombra, i tornanti più impegnativi, le curve dietro le quali spunteranno le rocce aguzze, il fischio metallico degli angeli che volano sulla mia testa.
Entro nell'abitato con il sorriso stampato in faccia. Il sole illumina a pieno le case sotto le rocce che risplendono.
Della salita pomeridiana mi resterà per sempre dentro il colore e il profumo della lavanda stesa all'interno di un box.
La discesa è un toccasana, veloce e fresca.
La mattina seguente sono di nuovo in salita direzione Pietrapertosa. L'aria è decisamente più frizzante, ma meno di quello che credevo. Alle prime rampe tolgo subito lo smanicato che mi sono portato!
Lungo la strada incontro qualche furgone che sale per fare le consegne ed altri che vanno su per il mercato. Ho anche un incontro ravvicinato con una podolica ferma praticamente sul ciglio della strada.
Quando sono in cima il paese è ancora poco movimentato, faccio colazione e visto che ci ho messo meno tempo de previsto scendo tra le viuzze un po' più a valle.
Nella piazza dove hanno allestito il mercato invece la vita è già tutta un fermento, gente che si saluta, che contratta con i chiassoni proprietari delle varie bancarelle.
Mi fermo davanti a due statue scolpite nel legno, probabilmente con la sega elettrica, una già finita, l'altra ancora no.  
Risalgo verso la cima del paese facendo la strada al contrario, per poi intraprendere nuovamente la discesa che mi porterà a valle, soddisfatto delle mie prestazioni e soprattutto con un peso in meno sulla mia anima da ciclista.








Per ogni salita ho avuto anche di girare dei piccoli video, non sono la trilogia di Krzysztof Kieślowski, ma questo è. 

MONTE CROCCIA REVENGE 

UNTERGANG DES ENGELS


SUPAMORGEN








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