SOLITUDE

Oggi dovevo partecipare alla Nove Colli Lucani, mi stavo allenando da tempo e avevo raggiunto anche una discreta condizione.

Oggi le cose dovevano andare in maniera diversa... Dicevano #andratuttobene ma qualcosa, per me, è andato storto.
Se non ci stai con la testa, le gambe non ti servono a niente e così ho deciso di lasciar perdere.
Però senza pedalare non potevo stare e sono uscito lo stesso percorrendo una strada emotivamente molto più impegnativa, una strada che avrei dovuto fare qualche settimana fa, ma i protocolli sono più forti dell'amore, e ti lasciano solo... Ognuno nel suo dolore da disperdere.

In testa ho un percorso di massima non vincolante e dei punti fissi da raggiungere, stelle che brillano nella notte più buia e al tempo stesso chiodi piantati nel cuore.
CASA - Anche se la sveglia è suonata molto presto, faccio tutto con molta calma, compreso salire al piano di sopra per avere una prospettiva del meteo più ampia e cercare inutilmente un po' di caffè già pronto. Inizio a pedalare alle 06:45 in una San Vito illuminata dal sole ma ancora deserta. Passo per Taranto Due per poi entrare sulla strada dell'Auchan, ancora nessuno, al secondo rondò svolta a sinistra per andare sulla circummarpiccolo. Incrocio i primi ciclisti.
L'atmosfera è rilassante, la temperatura inizia a salire, il mare una quieta macchia pastello con sbavature di vita acquatica come dita che strisciano sulla tela. Dentro i colori sono meno accesi, più opachi e i contorni nel complesso non sono definiti. Risalgo verso il centro commerciale. Parcheggio completamente vuoto, l'erba sulla collinetta tagliata da poco evapora nell'aria il suo profumo insieme all'umidità della notte. La salita dell'ippodromo non la facevo da tanto, forse dalla zona rossa tra Natale e Capodanno. Il vento da nord si fa sentire, in questo tratto completamente contrario. Senza nessun affanno mi dirigo verso Montemesola. Dopo la salita all'ingresso del paese profumo di camino. Ho bisogno del caffè, ma il bar nel centro storico, al quale mi ero abituato è chiuso. A questo punto decido di scendere giù per via Visciolo e poi sprofondare nella contrada Montebianco per risalire la parete del Crocifisso Blu... Da qualche anno diventato Giallo!
CROCE - A differenza di quella monumentale posizionata sul belvedere di Roccaforzata, la croce di ferro in cima a questa scarpinata è più discreta, quasi nascosta dietro il guardrail e la vegetazione e quando scollini, se sei in apnea neanche la noti. Questo è un peccato perché dalla croce il panorama spazia sulla vallata, la gobba del Monte Salete (anche se sono solo 165 mt) la piana fino al secondo seno del Mar Piccolo la pineta della Palude la Vela e il profilo squadrato della città di Taranto, poi il blu cangiante del mare e del cielo che si uniscono. Sicuramente il viaggio di quel giorno è stato più diretto, più comodo e meno suggestivo e dall'interno dell'ambulanza non c'era nessun panorama da traguardare. La mia solitudine, il niente tutt'intorno, il dolore provato in salita (pendenza massima registrata 23%) non sono che gocce di sudore mentre vado alla deriva.
La pianura tra i tendoni d'uva per arrivare all'incrocio di Calze Rosse ai piedi della Murgia che però risalirò dai Monti del Duca. Ancora una volta incrocerò ciclisti solo in discesa, ma dopo la masseria nessuno più. Così che anche anche questa salita sarà condivisa esclusivamente con il ritmo del mio respiro.
Dopo le prime due curve la strada punta verso il bosco, le tre antenne sono i tre chiodi puntati nel cuore che oggi proverò a rimuovere.
Arrivato in cima smonto e rimonto la ruota posteriore che nelle pendenze più accentuate faceva dei rumori... Sembra funzionare!
Fino all'incrocio con Villa Castelli, poi prendo per contrada Cupina per tagliare tutta la campagna fino all'abitato di Martina Franca.

1 PRESIDIO OSPEDALIERO DELLA VALLE D'ITRIA - Entro dentro Martina all'altezza della rotatoria sotto il campo sportivo e già quel tratto di strada m'incute una grandissima tristezza. Le volte che l'ho percorsa in macchina con mio fratello ero certo preoccupato ma pieno di speranza e fiducia, l'ultima volta prima di questa invece incredulo e telecomandato. La percorro in silenzio, con attenzione... Lentamente. Arrivo nello spiazzo davanti l'ingresso, hanno smontato il grosso tendone che occupava parte del parcheggio. Mi metto di lato. Ho un nodo in gola. Per me questo è un buco nero che ha risucchiato tutto e dove devo affacciarmi per cercare di guardare dentro. Vorrei urlare e vomitare il mio dolore. Entra un'ambulanza a sirene spiegate, escono due infermieri in tuta, guardo, ma quando aprono il portellone non c'è nessuno. Scoppio a piangere dietro i miei grossi occhiali scuri. Una signora in macchina mi guarda... le smorfie del viso mi tradiscono. Prendo un fazzoletto. Guardo ancora oltre la recinzione, cerco di spiare oltre le finestre... Aspetto, ancora. Poi vado via.
Per riacquistare lucidità giro un po' per il centro storico, caffè lungo in bicchierino di cartone al Tripoli, ancora del cazzeggio poi inizio la mia discesa verso l'inferno.
Riempio la borraccia alla fontanella di Monte Tullio, poi procedo spedito verso Pilano che affronterò in discesa dopo tanto. Evito inutili rischi anche se devo sorpassare un paio di ciclisti molto più prudenti.
Arrivo a San Simone. Il colore dei fiori di un'erba selvatica sotto un muretto a secco mi colpisce (malgrado l'allergia) ne strappo abbastanza per fare un piccolo mazzetto che riesco a chiudere con un altro filo d'erba e infilarlo nel portaoggetti che ho montato sul telaio. Crispiano, poi la risalita verso il cimitero per raggiungere Statte entrando alle spalle della zona residenziale. Per le strade tanta gente che passeggia, tranquilla. La giornata è bella, libera e rossa al tempo stesso.
2 OSPEDALE NORD MOSCATI - Da Statte prendo per Capocanale e poi per la Masseria Tudisco. Quando incrocio la statale la sagoma dell'ospedale appare cupa e incombente, malgrado la giornata metereologicamente parlando, meravigliosa. Passo sotto la superstrada e sono davanti l'ingresso. A parte il vigilantes non c'è nessuno, sembra tutto fermo. Provo a immaginare quello che è successo quel maledetto pomeriggio, i suoni, gli sguardi, i pensieri... So che niente sarà più come prima, mi butto giù per la discesa di corso Bruno Buozzi. Lancio un urlo che echeggia negli spazio vuoti, mi fa ancora male la gola. Le lacrime scendono sulle guance oltre gli occhiali, si raffreddano prima di perdersi nei peli della barba.
Da Paolo VI passando dietro il Seminario raggiungo il quartiere Tamburi e da qui l'ingresso più ad Ovest del San Brunone.

3 CIMITERO - Qualche minuto dopo mezzo giorno. Oltrepasso il cancello, pedalo con la bicicletta lungo i viali rossastri e le lapidi, sagome, vite foto in bianco e nero scritte, numeri fino a raggiungere la galleria, così ho scoperto che si chiamano questi edifici a ridosso della superstrada e del complesso industriale. Salgo con tutta la bicicletta le scale d'accesso e poi fino al primo piano. Arrivo davanti al loculo. Che non è più quello strato di cemento grezzo in cui avevo lasciato la mia impronta due settimane prima. Ora è ricoperta dal marmo ancora lucido, i caratteri a rilievo forse in ottone, il porta fiori pieno (sono passati mio fratello e mia sorella prima di me) e poi la foto. Poggio le mani, di nuovo una fitta al cuore, balbetto, lei sorride, quasi sarcastica... Perché? Non ci sono risposte. Non riesco ad estrarre più niente. Per oggi basta così. Lascio i fiori. Torno verso casa, le macchine in fila sulla ringhiera, sul lungomare una folla disordinata. Procedo sull'asfalto, niente inutile corsia ciclabile intasata, non ho voglia di discutere e litigare con nessuno, oggi non converrebbe a nessuno. Continuo in silenzio la strada verso casa, da dove sono partito questa mattina e da dove qualche giorno prima era partito l'ultimo viaggio di mia madre.
Il mio giro si chiude dopo 5h 18' 31" con 118 km 1135 mt di dislivello e un'altra serie di dati statistici a cui si aggiunge un fattore non definibile e non quantificabile:

SOLITUDINE -

CASA - San Vito

Taranto 2

Circummarpiccolo

erba tagliata

verso il 23 %

Crocifisso Giallo (un tempo blu)

tre chiodi nel cuore

#01 - Presidio Ospedaliero della Valle D'itria

cazzeggiando

fiori

#02 - Ospedale Nord Moscati

#03 - Cimitero


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