IL GIRO DELLE SETTE CHIESE XVIII + HINTERLAND +

Alcune questioni mi portano su a Milano e mentre passo il primo giorno guardando scendere una pioggia incessante tra una cosa e l'altra, il sabato mattina finalmente posso uscire a fare un giro in bicicletta.
La mia base non è proprio Milano, anzi dall'altro lato della strada c'è il cambio Provincia con Lodi, ma qui i centri abitati sono uno dietro l'altro a spezzare campi piatti che si distendono ai bordi della strada, piccoli comuni dall'aria tranquilla, organizzati e ricchi di servizi a cui però, dal mio punto di vista, sembra mancare una vera identità di appartenenza. Ma non scrivo qui per fare una disamina sociale ma raccontare di bicicletta.
L'urbanistica però nella sua schematica pianificazione stende lungo le arterie stradali una più fitta e capillare rete di piste ciclopedonali in grado guidarti da un comune all'altro senza il minimo pericolo e stress da traffico. Per il mio stile di pedalata le sceglierei anche se avessi la mia bicicletta da corsa, larghe e ben tenute. Ma anche questa volta mi devo accontentare di un mezzo di fortuna, così malgrado la presenza di alcune e-bike a noleggio poco distanti prendo la ben più datata mtb di mio nipote, inutilizzata da anni, cigolante, con i rapporti piantati e le ruote croccanti che però gonfiate per l'occasione tengono per tutto il giro.
La mattinata è fresca con qualche residuo di vento e la coltre nuvolosa, anche se non più compatta copre ancora il sole. Già qualche anno fa avevo pedalato per qualche chilometro su queste piste, il meteo e un appuntamento per pranzo non mi permettono di allontanarmi troppo, così resto nelle vicinanze, ricalcando mio malgrado parte del tragitto dell'altra volta.
Fatti fuori alcuni podisti le piste sono terre desolate più dei campi che mi circondano.
La prima chiesa è la Basilica di Santa Maria in Calvenzano in stile romanico La Basilica è il prodotto di ben tre chiese sovrapposte le une alle altre: un cella memoriae di epoca paleocristiana (IV secolo), una chiesetta dell’anno Mille e una chiesa cluniacense. Una lapide sulla parete della chiesa ricorda che il grande filosofo Severino Boezio qui soggiornò e scrisse il “De Consolatione Philosophiae” nel 525 d.C.

Attraversato un parcheggio entro nell'abitato di Vizzolo Predabissi, è sabato mattina e non piove, in giro si vede più gente, prevalentemente intorno al bar, svolto su una strada chiusa che arriva davanti alla Chiesa di San Pietro in stile romanico e con meno fascino della precedente spicca per il campanile posizionato sul fianco settentrionale.
Proseguo la mia pedalata lungo una strada in cui si affacciano ville signorili immerse in giardini verdi curatissimi, non a caso il segmento di Strava è stato battezzato VizzHollywood Snake!
Sbuca sulla via Emilia e anche se potrei continuare la pedalata per un pezzo sulla strada principale dopo una rapida occhiata decido di tornare indietro per prendere un sentiero tra le case (di cui sopra) per sbucare poco più avanti nuovamente lungo la via Emilia ma sempre sulla pista ciclabile.
A questo punto entro dentro Melegnano dove si concentrano il resto delle chiese di questo Giro.

La Chiesa di Santa Maria dei Servi, detta anche Santa Maria delle Grazie o Madonna Addolorata, costruita nel 1768 in sostituzione di una chiesa più antica del 1515, ad essa era annesso un piccolo convento dei Servi di Maria.
Attraverso il ponte sul Lambro entrando nel centro storico, una piccola salita per ritrovarmi al cospetto del castello e poco dopo la Chiesa di San Rocco meno severa delle precedenti il suo stile tardo rococò le dona un profilo più tondeggiante oltre a varie decorazioni.
La strada corre dritta davanti stretta e piena di portici verso la Chiesa Prepositurale della Natività di San Giovanni Battista secondo la tradizione cattolica, si tratterebbe di una delle cento chiese costruite da San Giulio d'Orta intorno all'anno 390. Nel 1442 la chiesa venne separata dalla pieve di San Giuliano Milanese elevandola a prepositurale con un provvedimento straordinario e atipico, senza eguali in tutta la diocesi, che la pose alle dipendenze dirette dell’arcivescovo. Nel 1451, papa Martino V, constatando lo stato di degrado in cui versava l'edificio, acconsentì a ricostruirla concedendo indulgenze a chi contribuisse a finanziare i lavori.
Sempre per le strette strade del centro storico, non prima di essermi infilato per un rapido sguardo all'interno del castello, raggiungo la Chiesa dei Santi Pietro e Biagio La chiesa costruita nel 1666 sul luogo precedentemente occupato da un antico ospedale gestito dai frati disciplini. La facciata barocca a doppio ordine sormontata da un timpano; sopra il portale si apre un finestrone, inquadrato da due nicchie contenenti le statue dei santi Pietro e Biagio. L'interno, anch'esso in stile barocco, ha un'unica navata ed è illuminato da un'alta cupola. Fra le numerose opere d'arte che vi si conservano, notevole un gruppo statuario rappresentante la Deposizione, conosciuto popolarmente come i Caragnon de San Peder («dolenti di San Pietro»).
Prima di allontanarmi passo sotto l'affascinante scheletro urbano del Monastero delle Suore Orsoline.
Proprio in corrispondenza della fine dell'abitato incontro la Chiesa del Carmine. 
Sul luogo oggi occupato dalla chiesa del Carmine sorgeva anticamente una cappelletta, denominata San Bartolomeo fuori le Mura o San Bartolomeo in Corte, alla quale era annesso un piccolo ospizio che dava assistenza ai pellegrini, fondato dall'eremita lodigiano Gualtiero Garbagni. Nel 1393 l'ospizio fu affidato ai frati Carmelitani, che anche grazie a cospicue donazioni ampliarono il complesso, costruendo l'attuale chiesa del Carmine e il convento annesso. Dopo la soppressione del convento decisa dal governo austriaco nel 1772, la chiesa andò incontro a un grave degrado; fu restaurata una prima volta nel 1868, e poi più approfonditamente nel 1928 dall'architetto Giuseppe Polvara, che ne modificò la facciata rendendola simile a quella della Collegiata. A tale restauro si deve anche la decorazione interna ad affreschi, eseguita dalla scuola Beato Angelico di Milano.

La mia pedalata prosegue lungo la pista ciclabile che costeggia la via Emilia, attraversa nuovamente il Lambro e riprende la via Pandina in direzione opposta da dove ero partito.
I terreni si aprono nuovamente e prima di deporre definitivamente la bicicletta c'è spazio per una piccola deviazione verso quello che resta della Cascina Sarmazzano.
Per tracciare un parallelo tra il dove sono e il da dove vengo, la cascina è la nostra masseria, architettonicamente molto differente ma agglomerato agricolo con funzioni abitative e produttive, come dalle nostre parti molte sono state recuperate, ripensate, in strutture ricettive, altre ancora in uso e tante in stato di abbandono. E come in molte masserie annessa alla struttura troviamo alcune volte chiese o piccole cappelle. 
La Chiesa di Sant'Antonio (un extra per l'occasione) presso la cascina di Sarmazzano non gode di fortuna diversa dal resto della struttura, anche lei è in stato di abbandono ma come spesso accade nei Giri delle Sette Chiese, sono proprio questi edifici isolati che sono i più ricchi di fascino.
Non dovrei far passare altri dieci anni per tornare a pedalare da queste parti.















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