LA MATTA - CICLOSTORICA PUGLIESE 2022

Dopo la fantastica edizione dello scorso anno eccomi nuovamente nella mia maglia di lana a cavallo della Ceciu (una Moser San Cristobal) iscritto a LA MATTA anno 2022.

Ho cercato anche questa volta di coinvolgere il gruppetto storico de l'Eroica del 2013, e anche qualcun'altro aveva manifestato interesse... Ma poi gli impegni, il lavoro e probabilmente la poca voglia hanno disperso o soffocato l'entusiasmo di tutti tranne quello di CiccioGà, il Bandito secondo Vincenzino, il mio gregario di ferro (secondo la letteratura classica del ciclismo) anche se a distanza... Nella scia del Capitano!
A noi si unisce Daniele di "Amici in Bici" sceso per l'occasione da Milano.
Partiamo alle 10:00 da Taranto in direzione Noci e dopo circa un'ora di viaggio eccoci arrivati. Stabiliamo il nostro quartier generale nell'ampio ed ombreggiato parcheggio del cimitero comunale, come già ha fatto qualcuno e faranno in molti dopo di noi.
Conosciamo il Pozzi da Modena con il suo furgone, anche lui arrivato qui per l'occasione, due chiacchiere mentre tiriamo fuori le bici per spostarci nel centro storico per il ritiro del numero e del pacco gara.
In piazza stanno già preparando per la festa finale, nel chiostro delle Clarisse dopo un po' di fila eccoci (come da promessa degli organizzatori) con il nostro pesantissimo pacco/borsone gara!
Incrocio Paolo, che anche quest'anno sarà lo speaker della manifestazione.
Ritorniamo alla macchina dove lasciamo tutto, Ciccio e Daniele sono sorpresi dalla bontà dell'organizzazione, io ho avuto la stessa loro reazione lo scorso anno.
Prepariamo anche tutto il resto, la giornata si preannuncia bollente meteorologicamente parlando. Nuovamente su in paese e stemperiamo l'attesa all'ombra di un bar con una bella birra fresca.
Il caldo è torrido e nella stretta via della partenza è ancora più denso, parte, non so se volutamente l'irrigazione del prato nella piazzetta di fianco e ne approfitto più volte per mettere la testa sull'irroratore!
Intorno il solito tributo al ciclismo di una volta, telai in acciaio, gabbiette, fili in bella mostra, abbigliamento d'epoca (autentico e riprodotto) barbe, baffi, gonne ed acconciature in stile... Un salto indietro di qualche anno, poi entra in scena una Alfa Romeo Nuova Super 1300 bianca con il logo Salvarani sulla fiancata che mi fa brillare gli occhi!
La partenza brulica di bambini delle scuole elementari che hanno avuto il "compito" di disegnare il numero di gara sui pettorali, e cercano le loro opere sulla schiena dei ciclisti per farsi fare una fotografia. Il mio è stato fatto da un bambino indiano Ashpreet (mi confermano alcuni suoi compagni) ma sfortunatamente non c'è... Peccato. Il successo de LA MATTA, sta sicuramente nella capacità di saper coinvolgere tutta la comunità, cosa che banalmente facilità i compiti ma che all'atto pratico non è semplice e soprattutto non è prerogativa di tutti saper condividere e mettere in gioco le proprie passioni, a mio parere il valore aggiunto di questa manifestazione, oltre che nei posti meravigliosi che attraversa, oltre al pacco gara e alla mega festa finale, oltre alla spensieratezza e alle occasioni di conoscere tanta gente è proprio questo. Bravissimi ragazzi e grazie da subito.
Si parte.
Passaggio per il centro storico, si esce dall'abitato di Noci breve discesa ultime case poco più di 2 chilometri e poi la strada ci trasporta già nel pieno della campagna pugliese con una delle tantissime scalate ai dossi sui quali il percorso si sovrappone, ottanta chilometri è una distanza che inizia ad essere importante ed i continui sali e scendi mettono le gambe alla frusta, da subito, che unito al caldo del primo pomeriggio aumentano ulteriormente le difficoltà e questo lo ribadisco perché LA MATTA, anche se potrebbe sembrare una parata o una semplice ciclo passeggiata, è una pedalata seria ed impegnativa, un esperienza che consiglio a tutti i ciclisti, ma da non prendere troppo alla leggera ... Non basta solo il trucco e parrucco.
13 km e siamo ad Alberobello, primo ristoro, principalmente idrico e i turisti che hanno ripreso possesso della zona monumentale dei trulli. Una coppia olandese scatta una foto alle maglie che indossiamo io e Ciccio, ci sorridono presi da una sorta di orgoglio patriottico.
Ripartiamo in direzione Martina Franca.
Tra un paese e l'altro lo scenario sembra sempre lo stesso, terra a perdita d'occhio, muri a secco, masserie imponenti, bovini al pascolo, trulli, ombre di grossi alberi e frinire di cicale.
Ho un passo differente rispetto a Ciccio e Daniele, così lungo il percorso ci stacchiamo, incontrandoci poi ad ogni sosta successiva, pedalo con vari gruppetti, qualche volta da solo, spesso con il Pozzi.
Salire verso Martina Franca è davvero impegnativo, il gruppo si sgrana non poco e i 7 km, prevalentemente di discesa, successivi lo allungano ancora di più. All'ingresso della ciclovia dell'Acquedotto Pugliese (unico tratto di strada bianca del percorso) aspettiamo per circa 30' l'arrivo dell'ultima parte del gruppo, fortunatamente l'organizzazione distribuisce acqua.
Si riparte, al caldo si unisce la polvere bianca che le ruote alzano sullo sterrato.
Poco dopo l'Ashram foro la ruota posteriore. Non ci voleva! Mi sposto sul lato e inizio le operazioni del cambio. Sfila tutto il gruppo. Arrivano anche Ciccio e Daniele che si fermano offrendomi la loro compagnia. A questo punto un gregario avrebbe dovuto darmi la sua bicicletta o al massimo la sua ruota (già colpevole di non essere stato lì da prima) ma naturalmente qui non serve, quindi non gli faccio perdere ulteriore tempo e li libero dall'attesa, ci vedremo più avanti.
Poco dopo si fermano anche altri due ciclisti, uno di loro è Claudio, fotografo, che da non iscritto ha accompagnato fisicamente e moralmente il suo amico.
La fretta non è mai una buona compagna in queste situazioni, così qualcosa non va come dovrebbe.
Riparto, attraverso l'incrocio con la strada per Cisternino e dopo poco la mia ruota posteriore è nuovamente a terra. Probabilmente ho messo la camera d'aria in maniera sbagliata ed ho "pizzicato".
Questa volta all'ombra e ormai rassegnato ad aver perso definitivamente il gruppo ripeto le operazioni con molta più calma. Dopo poco arriva nuovamente Claudio, il suo amico ha dovuto alzare bandiera bianca per problemi tecnici meno affrontabili. Mi da una mano a sistemare il tutto e ripartiamo per l'ultimo tratto di sterrato.
All'uscita troviamo un furgone dell'assistenza, ma ormai non serve, decidiamo di saltare Martina Franca e una volta superato l'abitato della contrada Sisto, tagliare direttamente verso Locorotondo per intercettare il gruppo.
Procediamo abbastanza spediti e il ristoro e l'attraversamento a piedi di Martina durano molto più di quello che credevo.
Noi nel frattempo siamo arrivati a Locorotondo, abbiamo il tempo di prendere un ottimo gelato, di bere un caffè, di riposarci ancora un po'.
Dall'alto dopo oltre mezz'ora scorgiamo l'arrivo del gruppo, nel quale ci inseriamo proprio all'inizio del belvedere.
Ritrovo il Pozzi, ma di Ciccio e Daniele nessuna traccia. Il tratto tra Locorotondo ed Alberobello è fantastico, meno la nuova attesa per aspettare il ricompattamento del gruppo, che però mi da l'opportunità di rivedere, anche se più affaticati, i miei compagni stretti di avventura.
Da Alberobello al Barsento, complice il fresco del tardo pomeriggio che inizia a farsi sentire e la luce che rende il paesaggio ancora più magico, è probabilmente il tratto più suggestivo di tutto il percorso.
Sulla salitella del Barsento un po' per buttarmi alle spalle le due forature apro il gas.
In cima l'ennesimo ristoro, con tanta frutta di stagione, da buon gregario, metto da parte due fette di anguria in più per quando arriveranno Ciccio e Daniele.
Si riparte subito con un breve strappetto, poi la strada fino a Noci scivola via velocissima.
Tagliamo il traguardo tra due ali di folla festanti e la musica dal vivo che proviene da villaggio.
Lascio la bicicletta nell'area predisposta e ho il tempo di prendere subito una birra un panzerotto appena fritto. Nel frattempo arrivano gli altri, foto sotto lo striscione dell'arrivo e ci ributtiamo nella festa stanchi e felici.
La festa finale non delude le aspettative, anche perché l'avevo usata come valore aggiunto per coinvolgere gli altri, e proprio condividere con gli amici i momenti che precedono la pedalata e la soddisfazione all'arrivo è stato il "di più" rispetto allo scorso anno.



















  



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