LA PASQUETTA FUORI DAL TRAFFICO
Andare in bicicletta sulla litoranea il giorno di Pasquetta non è una grande idea, soprattutto con una bella giornata e dopo quasi una settimana di freddo e pioggia incessante.
Gli eccessi del giorno prima però vanno metabolizzati e lasciati alle spalle ed uscire presto potrebbe essere la chiave di volta di tutta la pedalata.
Alle 07:30 sono fuori di casa pantaloncini sotto e giacca un po' più pesante sopra.
Mi sono dato come punto massimo di arrivo la foce dell'Ostone poco dopo le dune per poi improvvisare il rientro, grazie alla gravel per strade di campagna evitando così tutte le arterie stradali.
La giornata è ancora fresca e all'imbocco della litoranea da Tramontone mi passa un ciclista in bds a cui mi accodo...
Va sui 30 km/h e finché tengo botta gli sto dietro, ci diamo dei cambi e poi dopo il Canneto iniziamo a chiacchierare e ridendo e scherzando praticamente arriviamo in prossimità delle dune che non siamo mai scesi sotto i 30!!
Ci salutiamo, lui continua sulla litoranea, io inizio il mio rientro gravel, prima però tiro un po' il fiato scattando le solite foto tra le dune con il Pollino innevato dall'altra parte del mare che risplende vivace nell'aria tersa.
Prendo la strada dentro al parcheggio, la sabbia dolcemente viene sostituita da terra fangosa e pietre lisce, la stradina s'incanala tra due muretti a secco e un campo di fiori gialli sulla sinistra cattura il mio sguardo.
Esco sulla strada principale giusto il tempo di attraversare il ponticello sull'Ostone che sento scorrere più fragoroso tra il canniccio sulla destra. M'infilo in una traversa laterale e tra un mare di vigneti silenziosi lentamente mi avvicino a Lizzano.
Il Pollino ad un certo punto è ancora più visibile, tre sedie in mezzo alla terra sono un invito a godersi lo spettacolo della natura.
La strada sbuca davanti alle cantine ed ho il tempo di attaccare un adesivo al cartello d'ingresso del centro abitato.
Mi fermo al bar sulla rotonda per un caffè e poi ancora una breve sosta alla chiesetta di San Giuseppe.
Poi mi muovo all'interno del reticolato squadrato alla periferia del paese deciso di trovare la via che esce direttamente sotto le pale eoliche senza passare dall'ingresso della Masseria Gesuiti, ma mi ritrovo in una scenografia alla Kusturica, asfalto che scompare, una voliera videosorvegliata sul ciglio di una strada, il passaggio di un cavallo al trotto che punta a tutta verso le case e un trattore sferragliante... Quando sono sul sentiero giusto un pugno di cani all'orizzonte mi fa desistere definitivamente.
Torno indietro per prendere la solita strada passando per le case IACP.
Il terreno è ruvido e soffice, la pineta immobile. Dopo Faggiano inizio a zigzagare tra campi che sembrano paludi, ruderi e pozzanghere di antiparassitario e qualche chilometro strappato a strade mai percorse prima prima d'imboccare una delle mie vie di fuga (o di rientro) preferite in questi ultimi tempi. A due passi dall'agglomerato abitativo di Talsano e Tramontone danzo in una zona cuscinetto di campi, villette, posti improbabili e vecchie Citroen mangiate mimetizzate nella vegetazione.
Gli incroci con le direttrici principali materializzano il traffico della Pasquetta monodirezionale.
Ultimo passaggio obbligato da Lama prima di scendere ancora verso il mare verso il primo tratto del Sentiero dei Poeti, naturalmente più frequentato del solito.
Ultimo sguardo alle cime bianche lontane per poi passare rapido davanti ad una delle prime spiagge utili da invadere.
Lascio la bicicletta e vivo controcorrente, direzione Taranto per una serena Pasquetta in appartamento.










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