RANDOGRAVEL DEI CALANKI
Tra gli appuntamenti del circuito ARI AUDAX avevo segnato anche la Randonnée dei Calanchi a Montalbano Jonico e senza nessuna difficoltà sono riuscito a coinvolgere Peppe in questa avventura senza precedenti, da subito lo devo ringraziare perché la sua sola presenza, ogni volta (lo confesso) cancella il limite mentale che si incunea tra la forza delle mie gambe e le mille paranoie che affievoliscono, troppo facilmente la tenacia di portare a termine una pedalata, senza precedenti perché
115 km e 2100 mt di dislivello positivo con la gravel non li ho mai fatti e sono talmente convinto delle mie possibilità e sereno che me la rischio ad uscire in gravel con lui anche il giorno prima per un giro tra Ginosa e Matera per un totale di 75 km e 1300 mt. per buona parte contro vento (ma questa storia la racconto un'altra volta)...
Domenica mattina ci spostiamo in auto a Montalbano Jonico, siamo in perfetto orario e ritirata la carta di viaggio insieme alla colazione alle 08:10 siamo già in bicicletta.
Meno vento di ieri, aria tersa e cime innevate del Pollino neanche troppo lontane a rompere graficamente e cromaticamente il cielo azzurro della Basilicata.
Montalbano si trova in un punto strategico sulle prime colline della Val d'Agri si affaccia sul mare, sui calanchi verso Pisticci e sulle alture verdeggianti che incorniciano lo scorrere del fiume.
Usciamo dall'abitato ancora silenzioso e dopo circa 3 km di asfalto entriamo in uno sterrato che è l'Antica via Regia verso Matera e Bari. Poi deviamo sulla sinistra scendendo su un fondo ghiaioso tra i calanchi e un bosco fitto.
La strada è molto impegnativa, le grosse pietre tondeggianti sono sempre un'insidia per la stabilità e in alcuni tratti profondi crepacci dividono in più parti la via.
Dopo 10 km ritroviamo l'asfalto e una maggiore fluidità di pedalata. Abbiamo girato esternamente intorno a Montalbano e puntiamo per un attimo nuovamente verso il mare per poi costeggiare la statale su una bellissima strada sterrata che separa l'asfalto dai frutteti. Un lungo rettilineo ortogonale per attraversare l'Agri e dirigersi verso Tursi, che dopo qualche curva in salita tra gli alberi e una roccia friabile appare sulla destra oltre il canale di Pescogrosso, il monumentale Convento di San Francesco e la Rabatana più in alto a dividersi il lato di un severo taglio orografico.
Ci fermiamo al bar per prendere qualcosa, mentre mi scorrono sulla destra alcuni armadi telefonici per i quali ho fatto la richiesta per la posa della palina porta contatori (ndr).
L'atmosfera in questi bar nei piccoli centri è sempre meravigliosa, tutti si conoscono e tutti sembrano scandire il loro tempo sulle sedie intorno ai tavolini, dalla colazione, all'aperitivo, alla partita a carte, al bicchiere prima di rincasare definitivamente a casa, tra discorsi sui compaesani, su massimi equilibri mondiali e con uno sguardo curioso verso chi, come noi si ferma come una foglia caduta per poi sparire al primo colpo di vento.
Lasciamo Tursi per cominciare una salita infinita un totale di 15 km con qualche breve tratto intermedio per un dislivello complessivo di circa 500 mt.
Man mano che saliamo la prospettiva si amplifica, la fatica viene ripagata ad ogni cambio quota da dei panorami fantastici. Le valli tutt'intorno sono soffici cuscini verdi di pascolo, laghetti naturali, le cime innevate sempre più vicine e imponenti, sembra più volte di attraversare le Alpi, lungo la strada nessuno.
Quando ci guardiamo alle spalle Tursi sembra sempre più un plastico, una miniatura, un movimento lento lontano e più lontano ancora il riverberare del sole sullo Jonio.
Le pale eoliche sono l'unico compromesso al progresso su un territorio che profuma dell'inizio dei tempi.
Siamo sul punto più alto e incominciamo a scendere verso il paese di Colobraro che avevo sempre e solo visto passando in auto dalla Sinnica. Dall'ultima curva lo vediamo steso per lungo su di un promontorio verde che sembra sospeso nel cielo, alle sue spalle il letto del Sinni che risale verso i monti innevati.
I cartelli del ristoro ci fanno deviare lasciando il centro storico da parte per una futura visita.
Ristoro e primo timbro davanti al municipio, ed è proprio il sindaco di Colobraro che si occupa di questa piccola formalità burocratica.
Il ristoro è superlativo: Frittata, crostini, taralli, crostate, frutta, e un acqua limone e menta che vale almeno due bustine di gel! Tutta opera della signora del ristorante Rupp Diun anche simpaticissima e che merita questa menzione da parte mia.
In generale Colobraro è una scoperta, riuscendo completamente a capovolgere le cose, sfruttando a proprio vantaggio le dicerie, Sogno di una notte a ... quel Paese, e la Sagra dell'Asparago Selvatico.
Guardo verso l'alto ed il borgo di Colobraro è più vicino agli occhi e al cuore.
Riprendiamo a pedalare, una lunghissima discesa verso il Sinni, dopo qualche curva ci affacciamo sull'invaso di Monte Cutugno che dall'alto si mostra nel suo celestino pieno.
Arriviamo sulla strada percorsa qualche anno fa per il BASILICATA COASTOCOAST di qualche anno fa (sempre con Peppe!!) e la ripercorriamo a ritroso verso il ponte sul Sinni e poi per una strada che costeggia le anse del fiume a mezza costa in direzione Jonio, il fondo stradale è veramente messo male, breccia e frane che fanno la felicità della gravel, molto meno di chi queste strade dovrebbe percorrerle quotidianamente.
Passiamo lo svincolo che porta alle gole di Candela (anche questo posto sull'agenda dei prossimi appuntamenti) e dopo poco inizia un'altra interminabile salita verso Rotondella appoggiata su una collina che sembra il Pan di Zucchero, altri 9 km di curve e contro curve con pendenze dolci ma con un caldo più pressante. Gli ultimi due chilometri e mezzo, passati località Mortella entrano nel bosco che fa da cornice al centro abitato, via Purgatorio, di nome e di fatto per le pendenze più cattive e nuvole di moscerini (?) ...
Il ristoro è in Piazza della Repubblica, con affaccio diretto sulla costa Jonica a perdita d'occhio verso Taranto e le vallate verso Pisticci con le alture sormontate dai paesi che si susseguono come quinte 3D di cartoncino colorato.
Anche qui il ristoro è di livello U' Pastizz (secondo la ricetta di Rotondella) fragole dal profumatissime, acqua, Coca cola e il secondo timbro sulla carta di viaggio.
Ripercorriamo in senso inverso la salita/discesa del Purgatorio incrociando la maggior parte del gruppo ancora in salita.
Praticamente 15 chilometri di strada facile, in gran parte in discesa fino ad attraversare nuovamente un Sinni che mai avevo visto in questo punto così pieno d'acqua, dalle serre già nel territorio di Policoro l'aria profumata di fragole, la salita verso Pane e Vino è la penultima fatica, poi una strada fatta tante altre volte verso il Santuario di Anglona tra campi coltivati e qualche pascolo.
Facciamo buona parte di questo tratto con due ragazzi di Martina Franca.
La discesa verso Tursi taglia nuovamente un paesaggio caratterizzato dai calanchi, che visti dall'alto sono davvero suggestivi.
In corrispondenza della zona PIP intercettiamo il percorso fatto all'andata per qualche chilometro fino ad incrociare e superare ancora una volta il fiume Agri che fiancheggiamo sul fondo valle per qualche chilometro fino allo svincolo per risalire a Montalbano Jonico.
La salita finale è caratterizzata da una serie di tornanti sfalzati che consentono la visuale aperta su quello che c'è sopra o sotto a seconda se quando si sale in bicicletta si considera il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto!!
Fortunatamente l'evento concomitante di Gravity Race Car è appena finito e abbiamo il via libera per la salita. Poco dopo vari trenini di prototipi risalgono a traino più velocemente la strada.
Appena entriamo in paese troviamo l'ultimo controllo.
Concludiamo la nostra Randonnée A Tavola con Gioia, letteralmente, come dicono i giovani (ma non a uecchjé) perché il pasta party è un vero e proprio sedersi a tavola tutti insieme in questo ristorante dove ci viene offerto un antipasto, un primo (davvero ottimi) e una birra.
A tavola si chiacchiera con gli altri, ci si scambiano le impressioni a caldo, qualche contatto, le foto, si mette da parte la stanchezza.
Salutiamo tutti e torniamo alla nostra macchina poco più su, il tempo di cambiarci, caricare le bici e ripartire soddisfatti verso casa.
La Basilicata è un territorio che lascia sempre senza parole, girarlo in bicicletta non è facile, i dislivelli ti mettono alla corda, le strade non sempre sono il massimo, la gravel è il mezzo adatto per andare ovunque, o quasi. Traffico quasi nullo e anche sui tratti più ad alto scorrimento non mi sono mai sentito in pericolo (serve comunque sempre prestare la massima prudenza) Percorso vario e bellissimo, grazie al suo tracciato circolare e alla particolare conformazione e dislocazione degli abitati riuscivi quasi sempre a vedere i punti dove dovevi arrivare o quelli da dove eri partito, in un alternarsi di preoccupazione e soddisfazione in un continuo mix di emozioni, bellissime le suggestioni dei calanchi e soprattutto la salita verso Colobraro, anche se la più faticosa, per i suoi scorci alpini.
Un grazie va naturalmente ai ragazzi di Calankisport (teneteli d'occhio per le varie iniziative che promuovono sul territtorio) per l'organizzazione di questa prima indimenticabile edizione della loro Randonnèe.
A presto
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