DUNE UN CANE SULL'ARGINE E BRUCIATURE

Mentre avanzo lungo la strada non penso a niente.
E' solo la pausa pranzo di un apparente anonimo giovedì di Febbraio, in giro poca gente, un sole tiepido e i colori sfocati lungo l'orizzonte.
Ho dei tempi stabiliti ma non ho fretta un punto per tornare indietro ma non è detto.
Il mare s'increspa solo in prossimità della riva e la sabbia forma le solide lingue felpate sull'asfalto.
Tutto sembra come sempre ma non significa niente, un concentrato di tutto.
Supero quel punto e vado avanti ma solo per un po'.

L'infinito è bianco, il futuro senza protezioni, una torre protesa nell'acqua alla deriva nel tempo, ombre e fughe nel tufo.
Una strada liquida che solca un terreno soffice, orme che corrono confuse in ogni direzione, vegetazione senza profumo, il cielo che guarda riflesso i suoi piedi che affondano nelle sabbia mobili intrise di antiparassitari e anticrittogamici, un cane beve lungo l'argine e abbaia annoiato alle sagome di passaggio veloci sulla strada.
La terra popolata da ramificazioni e arterie, corteccia e fili quasi invisibili, desertificazioni vive, impalcatura parassita, strisciante, spinosa e rampicante.
L'incendio d'agosto abbronzatura e carbone, sabbia e lamiera che risplendono in un torrido pomeriggio che da lasciato il suo afrore permeare nei ricordi, lycra e boa system.
Sono ancora lontano ma la strada tassellata mi spinge a una deviazione, controllo il telaio, il sole riverbera davanti la lente, le nuvole riempiono lo spazio, le luci ancora spente.
Non penso...
Una pausa che svuota la pagina di inutili parole che ora non servono più a niente.








  
 

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