FARGO

In bicicletta con la neve era un'esperienza che avevo già provato, tanto tempo fa, ma era un percorso urbano su pulitissime piste ciclabili nei dintorni di Francoforte. La neve era solo un idilliaco contorno.
Pedalare sulla neve invece era un desiderio che covavo da tanto e che per ragioni logistiche e meteorologiche non sono mai riuscito a concretizzare.
Doveva coincidere tutto alla perfezione, la luna nuova, l'anno del Bufalo, il Burian, le rinunce e i sacrifici dell'anno pandemico che hanno fortificato la mia testardaggine e consumato la tendenza a procrastinare le cose e ancora una volta l'appoggio incosciente di Peppe!

Il meteo porta neve anche a quote basse, ma per essere sicuri, ma non completamente, la nostra meta è l'Alta Murgia. Partiamo alle 07:00 da Taranto sotto la pioggia e non so neanche precisamente per dove!!
Taranto - Rutigliano (anche se la guida attenta di Peppe ci porta prima a Noicattaro) per incontrare Nino che ci accompagnerà e soprattutto ci guiderà in questa avventura folle.
Dalle prime cose che sento dire da Nino capisco che è una persona di cui ci si può fidare e malgrado sia più grande di noi è forse il più determinato a portare a termine questa avventura, dietro le lenti dei suoi occhiali brilla una lucida follia.
Passaggio da Adelfia per tirarsi dietro Leonardo anche lui pronto per questa uscita.
Piove ancora, dopo Cassano delle Murge troviamo la prima neve che imbianca la campagna, ma svanisce ad Altamura e fino a Poggiorsini ancora e solo pioggia, nuvole grigie e gonfie a sud-ovest e un chiarore indefinito oltre le alture alle nostre spalle.

L'idea è quella di raggiungere Castel del Monte in off-road e avere la fortuna di farlo e vedere il profilo del castello sotto la neve.
Solo 200 mt ed inizia subito lo sterrato, pozzanghere e fango fino all'invaso di Lama Torta, poi inizia a cadere la neve mentre saliamo di quota su un'impegnativa salita nel bosco dove prendo coscienza del mio mezzo odierno una Mondraker Crafty. 
Improvvisamente inizia a nevicare e lo scenario cambia in un istante, il bianco si fa più denso e sfumato, il bosco che costeggiamo alla nostra destra è ricoperto di neve che ogni tanto vedo cadere dai rami piegati dal soffice peso, alla nostra sinistra, il territorio spoglio e ondulato della Murgia è ricoperto di neve fin dove la vista riesce a mettere a fuoco.
Sul fondo stradale però le pozzanghere sono sempre una costante ingombrante. In pochi chilometri siamo già mezzi zuppi nonostante l'abbigliamento, il mio decisamente di fortuna.
In zona Trullo di Sotto finisce la boscaglia e attraversiamo un bianco e vuoto altopiano in direzione Torre Disperata, il punto più alto della Murgia.
Mentre pedalo si alternano sensazioni di euforia, pace, sconforto, paura, adrenalina non tagliata.
Mi guardo intorno a 360° e anche se sembra tutto uguale in ogni punto c'è un dettaglio impercettibile che risalta, quasi invisibile su una tela bianca. Un quadro finito, perfetto, essenziale.
Dalla foschia spunta il profilo aguzzo di un ripetitore. Un miraggio sottozero e mi sembra per un attimo di essere in cima al Mont Ventoux, ma ci sono 1300 mt di dislivello in meno e lontananze chilometriche siderali, ma questa è comunque un'impresa ciclistica come poche ne avevo fatte nella mia vita. 

Dalla punta dei piedi al fondo schiena sono completamente bagnato, la parte di sopra invece a più strati tiene bene, anche se la giacca esterna ormai è un cencio.
Puntiamo verso il monte Caccia tenendo il bosco Senarico sulla sinistra.
Questa parte di percorso è più esposta al vento e inizio a sentire più freddo.
Costeggiamo una masseria al centro del nulla, un uomo corpulento fa entrare le ultime bestie sotto una baracca, noi procediamo.
Il bosco ci regala il suo scenografico abbraccio di rami pieni di neve, poi di nuovo vuoto desolante fino ad una serie di fabbricati usati per delle esercitazioni militari, noi ne approfittiamo per fare il punto della situazione. 
Le condizioni ambientali sono al limite, ma quello che più ci preoccupa è il nostro outfit che non potrà preservarci per altri 40 km.
Il breve tratto più esposto alle intemperie ha fatto decisamente la differenza. In soli 5 km sono passato dalla sensazione del bagnato a quella del freddo tendente al congelamento. I piedi hanno iniziato a intorpidirsi e le mani a fare male!! Peppe è nelle mie stesse identiche condizioni, Nino e Leonardo invece sono meglio equipaggiati. 
Si valutano varie strade, scorciatoie, deviazioni, possibilità, probabilità, divisioni del gruppetto... Ma alla fine l'esperienza e la responsabilità di Nino prende il sopravvento su quel pizzico di follia che ci ha portato fin qui, fino a questo punto.
Si torna indietro. Altri 4 km in una neve che tende più all'acqua fino ad incontrare un tratto d'asfalto che teoricamente potrebbe riportarci fino al punto di partenza, ancora 4 km, in cui cambio i miei guanti con un paio asciutti che mi presta Peppe, e contrariamente a tutte le parole rassicuranti e la saggezza di poco fa deviamo, inspiegabilmente per me, su un nuovo sterrato!
Mai scelta fu più fortunata.
Rientriamo in uno scenario bianco, poche centinaia di metri e nel campo alla nostra destra notiamo un gruppo di cinghiali che solca a gran velocità il terreno innevato puntando la strada che stiamo percorrendo... La loro traiettoria e velocità scongiurano una "devastante" collisione, attraversano la strada, s'infilano uno dopo l'altro sotto una recinzione e proseguono a tutta scomparendo dietro un dosso. Un'altro momento indimenticabile che questa uscita, non ancora finita, mi regala.
Procediamo per un falso piano e infine ci buttiamo giù per una gola e tra pietre, rami e solchi scavati dallo scorrere dell'acqua perdiamo circa 150 mt di quota, passiamo nell'aia di una casa rurale redarguiti dal fragoroso abbaiare di un immobile e autoritario maremmano.
Il sentiero diventa più regolare e battuto conservando però le immancabili pozze d'acqua.
Di nuovo asfalto, questa volta fino alla fine per circa una decina di chilometri.
Leonardo si volatilizza, finalmente libero di aprire il gas, Peppe, Nino ed io procediamo a velocità più umana, ho perso sensibilità alle mani e iniziano a battere i denti.
Finalmente la sagoma del furgone.
Non ho un centimetro di stoffa asciutto. Ci asciughiamo e ci cambiamo all'interno mentre fuori continua a piovere freddo. 
Salutiamo Leonardo che torna ai suoi impegni, mentre noi tre boicottiamo il preventivato panino al bar del distributore e complice la zona gialla optiamo per il Borgo Antico un ristorantino aperto in zona davvero ottimo.  
Finalmente al caldo.
A tavola tra un piatto di antipasti un primo e una bottiglia di vino si continua a parlare dell'uscita e delle tante alternative in ballo per una prossima volta, Castel del Monte, le cave di bauxite, il Pulo di Altamura, la foresta Mercadante...

320 chilometri in auto sotto la pioggia, aver perso la sensibilità ai piedi e alle mani per mezz'ora, restare bagnati a -1°C per pedalare 2h e 17' per soli 37 km... Vale la pena?
La risposta è facile, vale sicuramente la pena per un posto del genere, sotto la neve e con la compagnia giusta.
Grazie a Nino e Leonardo che hanno unito la loro esperienza portandoci in giro per questi posti e modificando in tempo reale l'itinerario in base agli imprevisti e alle esigenze del momento, grazie come al solito a Peppe con il quale riesco sempre a realizzare e condividere pochi, significativi ed indimenticabili momenti di bicicletta.

illusioni dopo Cassano delle Murge

on the road again

la prima neve lungo il percorso

cambia lo scenario

attraversando colline bianche



verso l'altopiano

io e Peppe a distanza

extreme casual

Peppe Polar Express

seguendo le ombre

miraggio disperato

Leonardo e Nino

zona militare

zona militare

bosco Senarico

finalmente al caldo


photo di Florindo Peppe Nino e Leonardo









   
   
 

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