NOVE COLLI LUCANI 2022 / MONTE CROCCIA E STO!

Quando partecipi ad una manifestazione quello che cerchi ovviamente è il traguardo finale. Credo valga per tutti e vale sicuramente per me.
La Nove Colli Lucani è un giro in bicicletta durissimo, lo è stato fin dalla mia prima partecipazione nel 2015 quando erano solo 170 km x 3000 mt e non potevi scegliere tra corto e lungo, nel 2016 e poi nel 2019 quando finalmente con Peppe sono riuscito ad arrivare sul traguardo con le mie gambe.
La Nove Colli Lucani è un giro in bicicletta ben al di sopra delle mie possibilità fisiche, questo lo so benissimo, ma io m'iscrivo sempre perché pedalare su queste strade è fantastico e soprattutto poterlo fare contando sull'organizzazione del Team Bike Matera mi consente di avere una "sempre validissima ciambella di salvataggio".

Così quest'anno mi sono iscritto, anzi come mi hanno detto lungo il percorso, proverò a fare il lungo 209 km x 4000 mt che in realtà avrei dovuto provare a fare lo scorso anno in cui mi ero preparato molto meglio, ma a pochi giorni la preparazione e tutto il resto è svanito con il lutto improvviso... 
 
Non sono un ciclista come gli altri. Non ho il manubrio integrato e il cambio elettronico, non ho ancora i freni a disco, però la domenica non mi accontento di andare a fare colazione sulla litoranea ma neanche di seguire una preparazione specifica pedalando a dall'dall', ma sono ugualmente alla partenza di quella che sicuramente sarà una delle pedalate più impegnative fatte fino ad ora.
Sveglia prestissimo e una volta perfezionata l'iscrizione alle 07:18 inizio a pedalare. 
Il meteo porta bel tempo ma a quest'ora fa ancora freddo il cielo è velato e nel fondo valle si è concentrata la foschia. Da subito faccio il pieno d'aria pulita... 
Lasciata Matera alle spalle si prende la strada per il Borgo La Martella e poi costeggiando il Bosco di Timmari mentre sulla destra sfilano una serie di colline verdeggianti si scende fino ad attraversare il Bradano per continuare in quello che sarà l'unico tratto "pianeggiante" del percorso (sia all'andata che al ritorno) 18 km circa lungo la SP 8 dal bivio Cassone all'imbocco dell'Appia. Un ciclista mi fa segno di accodarmi al suo gruppo e resto con loro per tutto il fondo valle,   poi inizia l'ascesa verso Tricarico (paese natio di Rocco Scotellaro), lunga, tranquilla e senza troppa fatica. Aggirando il centro abitato, su un balcone affacciato sul centro storico incontro il primo ristoro/punto di controllo.
Le operazioni di timbro sono particolarmente confuse, più agevole prendere da mangiare e da bere.
Si riparte ancora in salita verso il valico di Tre Cancelli quota 920 mt e dopo un'effimera discesa, ai limiti del bosco di Fonti  nuovamente su per il valico di Cupolicchio quota 1035 mt.
Lungo la strada, da alcune curve quando gli alberi sono più radi si apre una visuale che da sola vale tutta la fatica fatta fin qui. Cime verdeggianti, costoni rocciosi e sul fondo semi nascoste tra una punta e l'altra delle cime innevate.
Mi rendo conto di andare più piano del solito ed evito di fare fotografie che comportano un'eccessiva perdita di tempo (peccato perché le occasioni buone non mancavano... Un motivo in più per tornarci ancora con più calma!)
Mangio e bevo regolarmente, me lo ricordano i vari gel gettati per strada ma non sono come gli altri, ho la tasca dell'anti vento piena di stagnole e carte varie, anche quelle appiccicose, sulla prime curve in discesa dopo il valico incrocio un ciclista che saluto mentre il gruppo alle mie spalle che tagliava le curve a 60 km lo schiva e quando mi sfreccia di fianco sento i loro commenti spregevoli su un ciclista che, al contrario loro, era ancora in salita... Meglio non essere un ciclista come gli altri, di sicuro come questi!
La discesa verso la valle è fenomenale, mi fermerei ad ogni curva, in un tratto in particolare tra le pendici che scendono verso la Basentana e il profilo di Albano di Lucania si scorge lo specchio d'acqua del lago di Ponte Fontanelle.
Attraverso Campomaggiore nuova rileggendo la storia architettonica e sociale del suo vecchio borgo spazzato via da un movimento franoso nel 1885.
La strada diventa un serpente a sonagli che con dei tornanti sempre più stretti mi conducono sotto la sede stradale della Basentana.
Sosta per una foto e decidere se proseguire per il lungo o tagliare per il corto.
Salire verso il Monte Croccia da qui o allungare verso Pietrapertosa e Accettura...
Parlo con un ragazzo che profetico mi dice che non sa come andrà con i crampi e prende per il corto io invece inizio la salita verso Pietrapertosa.
Dopo le prime rampe inizio a percepire strane sensazioni, e anche la pedalata è diversa rispetto alle altre volte che sono salito verso le rocce. Stringo i denti e vado avanti sempre meno brillante, un po' appannato al punto che non faccio neanche una foto (segnale inequivocabile).
Nell'ultimo tratto scambio due chiacchiere con Eleonora gli dico che sono al limite, che Pietrapertosa la ricordavo meno dura e lei mi dice che ancora non ho visto niente, gli dico che probabilmente non lo vedrò e che mi fermo qui, lei dice che se voglio possiamo continuare insieme, tranquillamente.
Al ristoro di Pietrapertosa mangio e bevo ma neanche ora ho la lucidità di fare qualche foto decente.
Riprendo a pedalare sulle ulteriori rampe che lasciano Pietrapertosa più giù, le gambe mi fanno malissimo dico che torno indietro, Eleonora continua a dire che se vado tranquillo arrivo... Ma nel frattempo nella sua tranquillità la vedo allontanarsi sempre di più fino a sparire dopo una curva, io vado lentissimo, in salita e contro un forte vento a raffiche.
Comunque le sue parole mi sono servite a superare quella crisi e convinto ora più che mai che non arriverò fino a Matera, inizio a spostare il mio obbiettivo concreto più indietro.
Accetura? Monte Croccia?
Ormai pedalo da solo immerso nel bosco di Villa Piano che ondeggia ed echeggia al vento. Dimenticata la stanchezza è uno dei momenti più appaganti, tutti i pensieri di quest'anno cadono al suolo tra le foglie a bordo strada e si trasformano in humus fertile.
Sulla strada solo mai... Poco prima di arrivare in uno spazio attrezzato in cui moltissima gente sta trascorrendo la domenica con un pic-nic, sul crinale dietro gli alberi scorgo la sagoma grigia di quello che a me sembra un lupo al punto che alla curva dopo a due signori a bordo strada che stavano guardando anche loro nella stessa direzione chiedo per essere certo (di non aver iniziato ad avere anche le allucinazioni)  <<Ma era un lupo quello??>> e loro mi rispondono ad eco <<Era un cane Lupo... Un cane lupo>> .
Ancora nel bosco la strada scende tra una curva e l'altra verso Accettura. Mi accorgo di avere anche dei problemi al cambio e devo fare fatica per far entrare il 53.
Nuovo ristoro e punto di controllo. Che fare? A questo punto decido definitivamente di proseguire su per il Monte Croccia.
Dopo qualche chilometro di discesa in corrispondenza di un bivio si staglia davanti ai miei occhi una rampa rettilinea che viene ingoiata dal bosco. L'impatto emotivo è brutale. A metà inizio a zigzagare per poi immergermi anch'io nel bosco. Le rampe si susseguono e i dolori aumentano. Al chilometro 119 i crampi prendono il sopravvento. Sono costretto a fermarmi e a stendermi per dell'inutile stretching. 
Passano forse gli ultimi ciclisti... Sono steso per terra e l'ultimo gruppetto non proferisce parola... Mors tua vita mea. Ma non sono come loro.
Non so per quanto tempo sono stato fermo... Riparto, la meta ormai è vicina. Ma in queste condizioni è come se fosse lontanissima. Sono all'ingresso del Parco Avventura e solo ora inizia la salita del Croccia. Vado avanti cercando di non essere sopraffatto da altri crampi, per evitarli in alcuni tratti spingo la bicicletta per sgranchire le gambe... Il tratto al 18% è ancora più su. 
Sul Croccia ci arriverò spingendo la bicicletta a piedi, mordendo gli alberi per non ricadere all'indietro, con qualche aiuto!
Sto bene! Come quando giochi a carte... basta così!
Mi ci sono volute tre Nove Colli Lucane e il quasi sacrificio umano di Ezio per superare Pomarico (la mia bestia nera) questo è un nuovo mostro da affrontare con più gamba, senza far passare troppi anni.

La bicicletta è un'esperienza meravigliosa, trascendentale, nelle soddisfazioni e nel dolore, un sentimento che sa unire ma che sa anche isolarti.
Una sfida, non contro quelli che non salutano, che parlano male degli altri, che fissano il ciclo computer e non si guardano intorno, che buttano le cose per strada, che mandano affanculo anche gli altri ciclisti perché troppo pieni di se stessi, una sfida per superarsi insieme a chi ti racconta un po' di se, a chi ti dice di accodarti nel fondovalle, a chi con due parole sincere ti spinge ad andare avanti.
La bicicletta è una sfida per essere un ciclista diverso dagli altri e un uomo migliore!

La Nove Colli Lucani non è uno scherzo, non è facile... Ma pedalare sulle strade della Basilicata vale sempre la pena di giocarsi il punto, senza bluff, senza voler far saltare il banco, l'importante è che Sto bene!

start

foschia mattutina

fondo valle

verso Tricarico

un po' di discesa

Tricarico

bosco di Fonti
tre Cancelli
                                       

Cupolicchio

discesa nel bosco

panorami

tornanti

aperture

al volo

Campomaggiore tornanti 

Dolomiti Lucane

sempre più al volo

libertà

salita Parco Gallipoli Cognato

suoni tra gli alberi

stop

Ancora una volta grazie a Giuseppe Squicciarini per la sua gentilezza e disponibilità, all'organizzazione del Team Bike Matera, grazie ad Eleonora che con la sua cruda franchezza mi ha fatto lasciare la crisi a Pietrapertosa e grazie a Leonardo, la mia carrozza di Cenerentola per rientrare a Matera.

sulla via del ritorno

relax a qualche chilometro da Matera










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