mercoledì 20 giugno 2018

CRISTI, ELICOTTERI, SEMPRE PIÙ IN ALTO, BOSSA NOVA

Per la seconda uscita pomeridiana con partenza da San Simone, visto tutti gli imprevisti della prima, ho deciso di andarci piano.
Non ci sono nuvole e un discreto vento soffia da N/O ed io, con la ruota anteriore in officina, sono con la Ceciu. Scaldo le gambe con un rapido giro, poi con molta calma inizio la salita di Pilano, mi volto diverse volte ma non passerà nessuno.
Quando arrivo in cima prendo la direzione opposta della precedente e vado verso i ripetitori.
Il vento non scende sotto la cresta degli alberi e la pedalata è serena, passando da zone d'ombra a segmenti di strada illuminati da un sole che affonda verticale nel verde profumato.
Non ho le scarpe con gli attacchi, quindi decido di fare un fuori pista per allungarmi alla statua del Cristo Redentore. Qualche foto e si ritorna in sella, tra la vegetazione ramificata e le distese a pascolo spuntano di tanto in tanto, come miraggi, le  sagome squadrate di arcaiche masserie bianche.
Salto la deviazione per le Voccole e ad un tratto la vegetazione si apre, inizio a costeggiare una recinzione metallica, un capannone, un elicottero mimetico, una serie di container, il niente di una zona militare.
Proseguo fino all'incrocio poi scendo verso le Pianelle. Sul lungo rettilinio qualche macchina mi passa a tutta.
Cambio l'acqua all'interno del bosco, dove però non lascio l'asfalto per i tanti sentieri.
Prima di scendere faccio un'ulteriore "fortunata" deviazione per affacciarmi sulla vallata e trovo la torretta panoramica aperta, lascio la bicicletta giù e salgo per una quindicina di metri, preso a schiaffi dal vento ma con un punto di osservazione privilegiato, che spazia a 360° sulla piana che degrada fino al mare e la sommità degli alberi che si espande voluttuosa.
Riprendo la pedalata, passo per la prima volta dal Cristo di Crispiano prima di fare il giro largo e ripassarci una seconda volta, quasi inginocchiandomi salendo dalla Pentima Rossa.
I miei ultimi colpi di pedale sono sul limite del tramonto, mi lascio attraversare da fasci di laser arancione iridescente.
Sono a San Simone con la luce che sbiadisce, mi bevo una birra, poi mi mangio un panino e bevo un'altra birra mentre ascolto le prove di un trio di musica brasiliana, che apre la stagione dei concerti al Caffè del Borgo e cazzeggio online.
Mentre sono appoggiato al tavolino realizzo che per tutti i 45 km della mia pedalata non sono stato superato da nessuno, non ho superato nessuno, non ho incrociato neanche l'ombra di un ciclista.
Un pomeriggio di una momentanea ed assoluta solitudine,  talmente intesa e magica da riempirmi completamente e farmi brillare gli occhi!

Cristo Redentore
nella boscaglia
elicotero
le strade illuminate delle Pianelle
sempre più in alto
al pari del radar
fasci di laser
la Ceciu e la birra

lunedì 18 giugno 2018

TRE SALITE E UN MATRIMONIO

Quando ci sono dei cambiamenti non puoi farti spazzare via, devi saperti adattare alla situazione cercando di ottenerne il massimo, ed ecco che per tutta l'estate i miei orari e le mie abitudini saranno sconvolte e dovrò giocare ad un livello superiore per far incastrare tutti i segmenti che piovono dal cielo, sempre più velocemente.
Quella di sabato scorso è la prima di una lunga serie (si spera) di uscite pomeridiane, il campo base è San Simone, due ragazzi stanno addobbando la chiesa per un matrimonio che si celebrerà a breve, dopo un breve rodaggio nelle strette vie che girano intorno all'abitato inizio a salire per Pilano.
In lontananza tre biciclette seguite da una Fiat 600 con funzioni d'ammiraglia.
Gli raggiungo e scopro essere tre ragazzini, uno in bdc gli altri due con le mtb.
Mi metto davanti e loro non si staccano mai. Quando inizia la pineta una mtb perde contatto, gli altri due invece non mi mollano, sono dei pesi piuma e quando mi allungo improvvisamente di qualche metro, subito mi recuperano.
Ad un certo punto è il ragazzino con la bdc che aumenta e va via, seguito dalla mtb e con un po' più di fatica questa volta sono io che devo recuperarlo ...
Quando gli ripasso davanti gli chiedo quanti anni hanno, 12 e 13 la loro risposta!!
A questo punto alzano nuovamente il ritmo e mi lasciano indietro, gli ho sempre a vista, ma non posso recuperarli.
?01 - Quando arrivo alla fine della salita la bicicletta improvvisamente si frena, la giacchetta anti pioggia che avevo infilato sotto la maglia scivola giù tra la ruota ed il telaio. Fatico non poco per liberare la ruota senza rovinare la giacca degli Howlers, a cui sono molto affezionato.
Incrocio i due ragazzini che arrivati al bivio stanno tornando giù, ci salutiamo e io proseguo verso la statale, il cielo è libero, le nuvole che sono arrivate dal mare si sono fermate su Taranto, proseguo verso Villa Castelli in tranquillità, voglio scendere dai Monti del Duca per poi risalire da Spaccamonti.
?02 - Ma quando arrivo all'inizio della discesa un insolito capannello di mezzi, forze dell'ordine e ciclisti mi costringe ad arrestare la mia progressione che stava iniziando a prendere velocità.
E' in corso una crono scalata (organizzata dal Team Fuorisoglia).
A questo punto prendo la strada per Spaccamonti che scendo e poi risalgo.
Il vento è cambiato e le nuvole iniziano a spostarsi anche verso la Murgia, anche se non minacciano pioggia.
La campagna si scolora lentamente, oltre gli alberi i campanacci delle mandrie e voci stanche di una giornata infinita.
?03 - Sulla strada per San Paolo perdo la borraccia dalle mani che cade sulla ruota anteriore, la bicicletta traballa ma riesco a mantenerne il controllo ... La borraccia è da buttare, la ruota ha bisogno di una centratura.
Scendo l'Orimini con un po' d'imbarazzo per via degli imprevisti che potevano davvero rendermi la giornata meno piacevole.
Rientro verso San Simone passando davanti alla chiesa mentre tutti gli invitati stanno prendendo posto sulla scalinata per una foto di gruppo, il fotografo mi sembra di quelli che se la crede parecchio, così desisto dal chiedere una foto mentre gli passo davanti.
Proseguo verso Crispiano e dalla Conca d'Oro prendo la salita della Pentima Rossa, il Cristo di Crispiano mi aspetta a braccia aperte, e proprio come dal Corcovado con una luce diversa e una distanza maggiore si riesce a vedere il mare.
?04 - Scendo nuovamente verso San Simone non prima di fermarmi ancora alla chiusura del passaggio a livello.
Ancora un giro largo prima di rientrare alla base.
?05 - Per fare la foto dentro il campo di grano (venuta anche male) affondo nella terra bagnata, mentre per recuperare il telefono dopo un autoscatto davanti all'elica (che non ho inserito) faccio un movimento repentino per evitare un coccio di bottiglia messo come una tagliola per le mie ruote, un crampo mi fa quasi cadere, mentre cado pesantemente sulla sella, e la ruota posteriore mi consuma l'interno del ginocchio.

Decido che dell'integratore questa sera non serve e mi prendo una birra al solito bar, dove nel frattempo si sono trasferiti tutti gli invitati del matrimonio per un rinfrescante aperitivo ... Come da tradizione lo sposo e la sposa insieme al fotografo sono spariti per qualche suggestivo take!

I cambiamenti sono come le salite, e anche se alle volte non la vedi, prima o poi arriva la vetta, trattieni il respiro guardi il cielo dove ora brillano le stelle, si lo voglio ... e ti butti giù!

curva su Spaccamonti
foto nel fango ...
che botta alle pale
rientro verso il bar
l'aperitivo del matrimonio
anche di sera, San Simone mi mette a mio agio.

lunedì 11 giugno 2018

UNA DOMENICA DI GIUGNO

Sono abituato ad uscire presto la mattina e per quanto t'impegni a studiare percorsi e destinazioni, le strade che alla fine pedali sono quelle che fai sempre.
Ma alle volte basta cambiare l'orario dell'uscita domenicale ed ecco, che la solita strada la vedi differente, con nuovi colori, odori insoliti e presenze diverse.
Dopo una due giorni di concerti e rientri a tarda notte, questa mattina si è aggiunto un impegno così che messo da parte il mare, esco in bicicletta alle 11:30.
La tramontana rende sopportabile il caldo pieno del mezzogiorno, superata la coda delle auto che vanno verso il mare attraverso il tipico paese che si sviluppa intorno al corso principale (come nel vecchio West) con una serie di strette e silenziose traverse laterali. In giro poca gente e da qualche finestra aperta si disperde nell'aria l'odore del sugo della domenica preparato fin dalla prima mattina e che ora si sta ottimizzando per essere servito a tavola, già perché se hai la fortuna di avere una bella famiglia, dei parenti poco serpenti e tempo per stare seduto, non importa la stagione, il pranzo della domenica è un piacevole e al tempo stesso monotono rituale calorico.
Lascio le direttrici che portano al mare per evitare il traffico accaldato, inoltrandomi nella campagna. Il sole alto toglie le ombre ai campi gialli di grano già tagliati e il forte vento dona simmetrie flessibili ai pochi che ancora restano da tagliare.
Un'altro abitato, e poi un'altro ancora e gli odori del cibo che passa dalle pentole ai piatti, alla tavola, ma ancora gente davanti al bar, seduta su sedie di plastica su asfalto cantierizzato con siepi.
Prima di tagliare ancora la campagna, tende di plastica a separare una casa direttamente dalla strada.
Il suono delle cicale e assordante e il caldo sembra risalire dalla terra inseguendo la mia scia lungo l'asfalto.
Salgo passando davanti una chiesa dove un carnevale in elegante sofferenza aspetta il last minute per il ricevimento di qualche comunione o forse cresima.
Sul confine della rumorosa statale, poi ancora a salire nel bel mezzo di un quartiere residenziale, rumore di stoviglie e da qualche giardino un confuso vociare di bambini che giocano.
Non mi fermo, e prima di salire ancora incrocio lo sguardo con una vitrea biondina dentro una mini.
Attraverso il sentore di una brace in giardino ... Dall'odore posso vedere il sangue della carne che cola dalla griglia.
Un silenzio che si rompe solo quando una macchina mi sorpassa o m'incrocia lanciata in discesa.
Al solito bar faccio in tempo a prendere una bibita fresca e poco dopo sento la voce della signora che di solito mi prepara il caffè la mattina che urla "Il piatto è in tavola!!"
Viaggio verso il giro di boa, collimando una serie di ondulati profili in progressione, pietre bianche, terra arsa, verde dirompente, l'odore intenso della macchia che si mischia allo sterco da concime ... Faccio mente locale sulle fontane cercando di allineare le mie ruote con le loro coordinate.
Finalmente si scende con il vento alle spalle, prendo coraggio e taglio con più precisione le curve di una strada a senso unico, oltrepassando i 60 km/h.
Rapidamente mi avvicino alla città, non prima però di attraversare una tempesta di fiocchi bianchi che il vento stacca dalle fluorescenze di un campo incolto.
Mi fermo ad un 24h per prendere dell'acqua fresca e prepararmi dei sali minerali, riparto mentre metà palco è stato smontato e portato via.
Mi restano pochi chilometri per arrivare a 100 così allungo verso il primo paese attraversato questa mattina, sono in pieno orario di pennichella, e apparentemente per strada non si muove nessuno, quando in una piazza sotto le prospere fronde di un albero, trovo un gruppo di uomini che ha sostituito il riposino pomeridiano con una più eccitante partita a carte, con tanto di pubblico tutt'intorno.
Ancora una bevanda fresca in riva al mare, qualche chiacchiera sotto l'ombrellone per poi ripartire per gli ultimi due chilometri di giornata, senza sprint, senza fretta.

vigna sulla collina
torre idrica
Madonna della fontana
Cielo e antenne
ondulato
come nel vecchio West
Un'accaldata partita a carte

lunedì 4 giugno 2018

RELIGIONE CALCE BIANCA ANTICORODAL ANTENNE CILIEGIE

Una partenza in differita, lascio la macchina davanti al bar del Borgo consapevole che al mio ritorno sarà bloccata dalle macchine degli abituè che s'incontrano per l'aperitivo o la birra prima di rientrare a pranzo.
Salgo subito per Pilano con molta calma, mi accodo ad una MTB ma poi lo lascio dietro e per tutto il resto della salita non trovo più nessuno. L'aria fresca e l'ombra del bosco non sono d'asporto, anche se sono ancora le otto fa già caldissimo.
Durante i giorni scorsi avevo pensato di arrivare a Monopoli o a Polignano e resto sul tracciato che mi ero preparato, anche se non potrò spingere al massimo la pedalata fino al pomeriggio per un impegno.
Al Tripoli prendo solo un caffè lungo e poi passo sotto un tetto di ombrelli colorati sospesi sul vicolo principale, mi arrendo alla cinetica lasciandomi scivolare lungo l'asfalto che da Martina Franca si snoda nelle campagne della Valle d'Itria fino a Locorotondo, poi prendo per le Lame di Olimpia ... Una transizione ormai collaudata per arrivare alla fontana di Laureto saltando la più pericolosa Statale! Fortunatamente niente rally della Repubblica, quindi posso salire per la Selva rilassato ma non troppo. Rifornimento volante alla fontana e poi mi accodo a due ciclisti vestiti di nero NOB che vanno per la mia stessa strada, sto a ruota tutto il tempo fino al bivio per Capitolo, loro scendono giù , io proseguo su un tratto di strada completamente nuova.
Una curva e poi sono davanti alla chiesa di San Michele in Frangesto di bianco calce accecante che si affaccia su tutta la valle.
Proseguo la panoramica lo sguardo a destra degrada fino al mare alla sinistra troneggiano una moltitudine di antenne, ripetitori, parabole.
Mi ritrovo in uno spazio davanti ad un'altra chiesa bianca, Maria SS. Addolorata, contornata questa volta da infissi in anticorodal e una tettoia in pannelli prefabbricati ... un vero peccato.
Sono all'inizio della discesa che adagiandosi sul fianco della Murgia conduce fino a Monopoli, la scendo timidamente perché so che non arriverò alla sua fine e studio live il punto in cui iniziarla a risalire.
Mi fermo in prossimità di un Golgota con una sola croce, la pendenza non è di quelle proibitive e la risalita tutto sommato, malgrado il caldo è facile. Si accoda una MTB ma poi mi lascia dietro e per tutto il resto di quel che resta della salita non trovo più nessuno, poi svolto a sinistra e riprendo il percorso in senso inverso guidato dalle antenne, con lo sguardo nel sole attraverso l'aria rarefatta di miraggio.
Gli alberi che avevo visto qualche settimana fa, rientrando sempre da Monopoli, in macchina sono stati svuotati dei loro frutti rossi, aguzzando la vista però riesco a trovare dei punti brillanti tra le foglie verdi, arresto la mia corsa allungo il braccio oltre il muro a secco e mangio (esaltate dalla situazione) alcune delle ciliegie più buone della mia vita ...
Attenzione Ciclisti, lungo la strada del rientro 88FOLLIE è aperto ma senza quella MATTA di Daniela, un raduno di auto d'epoca in piazza, il movimento dei turisti e lo sventolio di tricolori.
Il caldo aumenta ma niente di esagerato, l'ultima difficoltà è la discesa di Pilano dentro gli sciami d'insetti lungo i fasci di luce, impatti inevitabili.
Come preventivato la mia macchina è bloccata da un paio di altre vetture, ma non ho fretta, devo prima prendere il mio integratore ... Poi non resisto e tutto quel brillare di verde vetro al sole mi fa venir voglia di una birra fresca, anche se non si potrebbe.

Martina Franca

Chiesa San Michele in Frangesto

le foto che mi piace fare

ti mando un sms?

pedalabile

si risale

antenne

pietre e fiori

ciliegie

lunedì 21 maggio 2018

SCIMMIA VOLANTE

Spengo la testa ... Ci sono notizie che non riescono a farmi piangere lasciandomi però in uno stato intermedio, vivo ma non vivido.
Allora le foto sono niente e le parole un'insieme disordinato di lettere che non possono riassumere una vita.
Restano i ricordi, che mi passano di lato riempiendosi dei colori di una giornata triste e piena di luce una giornata di una bellezza disarmante.
Attraverso la natura e lei mi entra dentro ad ogni respiro non controllato con un ronzio che mi ricorda di restare, oggi più che le altre volte in silenzio!
Attraverso i profumi, quello della salsedine che evapora sotto i primi raggi di sole, quello di caffè bruciato dietro una finestra, quello della terra smossa da un trattore, le foglie secche bruciate nei campi, la campagna che si riscalda il mio sudore.
E in un mondo di product placement, di influencer e di sponsor mi fermo da Olivieri ...
Prendo il mio solito uovo da bere che però non mi fa pagare, un gesto sincero, perchè non credo loro sappiano quanta disinteressata pubblicità gli ho fatto, qui e non solo qui, un gesto sincero che poco dopo finalmente mi scarica il pianto che da ieri sera mi schiacciava il petto.
"Basta che quando passi da qui ci vediamo!" Mi ha detto il Sig.re Olivieri, una frase che ti ripeto ora che anche tu non ci sei più ...
Basta che quando passi da qui ci vediamo!
Buon viaggio.

Mare 

la scimmia volante

il calcio in culo

Master of the Universe

oro secco e rubini tossici








lunedì 7 maggio 2018

DUE GOCCE D'ACQUA CENTO CHILOMETRI SETTE CHAKRA CAPOVOLTI

La giornata non promette bene ma sono partito ugualmente all'avventura.
L'idea era quella di arrivare a Francavilla Fontana via San Marzano di San Giuseppe per tornare indietro verso Grottaglie e controllare, a ritroso, il percorso dei SETTE CHAKRA che mi vedrà impegnato con le GIRLPOWER tra un qualche settimana.
La pedalata è agile e regolare direbbe Vincenzino, la pioggia mi sorprende sulla strada per l'invaso ... Che faccio? Davanti a me il cielo è meglio di quello che ho alle spalle, sono minuti tragici quando sei sull'asfalto e devi decidere il da farsi, è una pioggia passeggera, questo è chiaro, ma le esperienze con la strada bagnata non sono d'incoraggiamento, poi, ieri ho iniziato anche a vedere su Netflix la serie Rain ...
Torno indietro e vado verso Carosino in modo che in niente posso raggiungere a San Giorgio e tenermi quanto più possibile vicino casa, eventualmente trovare riparo e alla peggio aspettare un recupero dall'ammiraglia (che sicuramente non aspetta altro che essere svegliata a quest'ora del mattino!!)
Ma già a Carosino non piove più e il cielo oltre la Murgia è limpido così ci vado incontro puntando verso Grottaglie, incrocio diversi gruppi, abbandonato il mio progetto iniziale sono tentato di mettermi a ruota, ma resisto. Salgo verso la complanare e proseguo verso Villa Castelli, al primo incrocio finisco di costeggiare la Statale e mi perdo per una stradina stretta tra la campagna per tornare poi, dopo un percorso parallelo nuovamente sulla complanare che abbandonerò nuovamente per raggiungere il settimo CHAKRA: SAHASRARA.
Oggi il panorama non è il massimo nascosto ancora dalle nuvole e dalla foschia.
Inizio a scendere verso l'abitato, attraverso il quartiere delle ceramiche, colpi di pedale come polpastrelli sui tasti di una tastiera, digitano un indirizzo URL ...
Incrocio l'UOMO TIGRE io un lottatore con la maschera antigas, ho un grande cuore ma col nemico non ho pietà!
Costeggio la pista dell'aeroporto e dopo Monteiasi entro in un tratto di strada che non avevo mai percorso, il fondo stradale non è il massimo e in un punto devo guadare una maxi pozzanghera mettendo la bici in spalla ... I chakra si aprono sotto le mie ruote uno dopo l'altro, costeggio nuovamente la Statale e scalando un dosso pian piano il profilo dell'industria occupa prepotentemente il panorama, sto inesorabilmente tornando verso Taranto, un giro intorno al Mar Piccolo, poi la città vecchia e costeggiando il mare torno a casa chiudendo la quinta GF di Strava e la mia domenica in sella, pronto per apportare le modifiche annotate al percorso testato ed affacciarmi sul deserto del Negev.

arriva la pioggia
studiocromie

Tiger Man 
uno dei sette chakra

mercoledì 25 aprile 2018

2.00

E' dallo scorso anno che penso, concretamente, di chiudere per la prima volta un giro di 200 km e nella mia organizzazione l'avevo messo in calendario a Marzo.
Dal faro di San Vito a quello di Gallipoli in linea "retta" lungo la litoranea salentina andata e ritorno.
Poi una domenica sono andato a fare la Deejay Ten a Bari facendo saltare tutto.
22 Aprile - Quando butto lo sguardo fuori dalla finestra il cielo non è limpido come me lo aspettavo, nuvole grigie e foschia nascondono gli ultimi scintilli delle stelle, l'umore si abbassa di colpo penso che il momento giusto non è ancora arrivato, e sono talmente convinto di questa cosa che lascio parte delle scorte alimentari preparate con cura la sera prima e quando inizio a pedalare salto il passaggio dal faro di San Vito che ancora fa ruotare il suo prospettico fascio di luce, prendo la strada per la litoranea pensando comunque ad una normalissima, lunga, pedalata domenicale.
Quando mi fermo a Campomarino per il caffè il sole inizia a farsi largo tra le nuvole con una certa insistenza e la mia voglia di pedalare cresce, perché era proprio così che avevo immaginato i miei primi 200 km.
La strada da percorrere è ancora molta. Riprendo la mia pedalata attraverso le dune e la macchia profumata, Torre Borraco, l'abitato di San Pietro in Bevagna, il fiume Chidro, costeggio la Salina dei Monaci e dopo la rotatoria di Torre Colimena la strada entra in una non zona ... Il mare pur restando molto vicino sembra allontanarsi, spariscono le abitazioni e tutto sembra essere inghiottito da una macabra vegetazione di palude, un deserto ondeggiante, un tratto di strada relativamente breve ma che ha la capacità, ogni volta, di ipnotizzarmi e stranirmi.
Poi riprendono le abitazioni, le indicazioni stradali, i villaggi turistici organizzati, come fino ad ora, lungo la litoranea non avevi mai incontrato.
Torre Lapillo, poi Porto Cesareo ... Non sono neanche a 70 km e mi ricordo, ogni volta che passo dal circolo velico il mio primo weekend in bicicletta, che con un costante e non esasperante pedalare è diventato, nel corso degli anni, uno scherzetto da fare in una mattinata!
Dei lavori mi costringono a deviare leggermente nell'interno ma poi ritorno sulla litoranea e continuo a scendere verso Sud, il mercato domenicale prima di S. Isidoro è un inferno, il mare invece un paradiso trasparente, lineare su una spiaggia bianca chiusa su se stessa come un'onda disegnata su un foglio.
La costa torna ad essere rocciosa ed inizia ad alzarsi leggermente, il passaggio dalla Masseria Bellimento è un flash sensoriale ... Un persistente odore di stallatico, mucche e caseificio, di quelli che sei abituato a sentire pedalando sulla Murgia e che invece, qui, si mischia al salmastro e ti pervade a due passi dal mare.
Sono in un tratto di strada che non ho mai fatto in bicicletta, ma che, come al solito per lavoro, ho percorso molto, tutto è come lo ricordavo e riuscirlo a pedalare lo rende naturalmente ancora più bello.
Passo il Fico d'India, e si aprono pagine all'interno del mio cuore, un posto speciale per me, Porto Selvaggio, Torre Uluzzo, il parcheggio polveroso ... Una Susuki Santana, Paola, il mio pantalone africano, l'inizio di tutto!
Ad 82 km faccio inversione. Non serve arrivare a Gallipoli, ho un lungo elenco di episodi negativi alle spalle e non voglio cancellarli sovrascrivendoci sopra un ricordo bello come quello dei 200 km.
Lungo la strada al contrario divago per un po' di foto, mangio un panino, tocco la sabbia bianca, attraverso l'inferno del mercato, pago il conto con Jolly Mare, costeggio il lungomare di Porto Cesareo, segno i primi 100 mi perdo tra le spire di una sirena spalmata su un muro ... Pedalo e non sono stanco, ma fa caldo, tengo il ritmo controllo il respiro.
Mi fermo a Campomarino per una sosta più lunga, un buon gelato alla frutta, acqua fresca, nuovi sali minerali nella borraccia.
Procedendo specularmente lungo la litoranea mi ritroverò ancora lontano dai 200 e troppo vicino a casa!
Quando arrivo al semaforo di Torre Ovo giro a destra ed inizio una nuova fase del giro, completamente improvvisata. Monacizzo, Lizzano, passa dalla Madonna della Camera, Roccaforzata, scendo a San Giorgio Jonico, passo dalla pista di pattinaggio, ma non giocano a bikepolo?!! Scendo ancora verso Taranto e poi giro sulla circurmarpiccolo, poi ancora verso San Pietro, attraverso per lungo il quartiere Paolo VI, passo sopra l'inizio della statale dei trulli ed inizio la chiusura del giro scendendo verso il rione Tamburi ... 183 km tutti da solo sul Ponte Girevole e #sullastradasolomai, attraverso tutta la città.
Prendo la strada nuova per rientrare a San Vito e prima di scendere dalla bicicletta una serie di giri a stringere intorno a casa per tagliare il traguardo 201.50 km!!

Andare oltre i 200, andare oltre un limite che è più mentale che fisico, se il fisico è allenato, pedalare per quasi nove ore, restando da solo ... In silenzio ... Evitando di accodarsi ai treni che incontri, spegnendo la calcolatrice mentale, lasciando fluire nella testa sensazioni, ricordi e nuove prospettive, affacciarsi oltre la barriera e vedere nessun confine (giusto Ciccio Ganci?)

La Strea di porto Cesareo

Sant'Isidoro
la costa torna ad essere rocciosa
Torre Uluzzo
A questo treno, incontrato poco più avanti mi sarei accodato con piacere ...
Hotel Riviera
L'inizio di tutto
Porto Selvaggio 
sabbia/papaveri/margherite
lasci il mare e trovi il delfino 
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