lunedì 6 giugno 2016

WHITE ROAD TO WHITE TOWN

La pedalata odierna aveva tre target ben precisi:
- Chiudere la sesta Granfondo di Strava;
- Cimentarsi in una lunga e solitaria pedalata, come non facevo da tempo;
- Esplorare un tracciato nuovo per passare da Ceglie Messapica ad Ostuni evitando le direttrici provinciali ad alto flusso veicolare.

Parto da casa qualche minuto prima delle 07:00 in direzione Ostuni. La giornata è serena poco vento temperatura accettabile. Lungo le vie solite mi sposto da San Vito verso Talsano, San Donato fino a San Giorgio Jonico per poi prendere la strada verso Monteiasi. Fin qui sono andato molto cauto, procedendo con una pedalata al risparmio, ma tra il cimitero e la sotto stazione Enel hanno rifatto l'asfalto, il manto stradale regolare e luccicante al sole mi spinge alla prima accelerata di giornata.
Quando l'asfalto torna grigio topo e le irregolarità si fanno sentire riprendo la mia andatura regolare.
Al passaggio dall'abitato di Monteiasi lungo la strada ci sono ancora studenti che aspettano la corriera per andare a scuola, seguendo le deviazioni mi sposto sulla strada dell'Alenia per arrivare a Grottaglie.
Anche la salita di via Ennio la faccio in relax, i primi due ciclisti che incontro sono fermi all'angolo a controllarsi le guarniture!
Salgo verso il Tiro a Volo, anche qui non voglio inutilmente andare in affanno, in meno di 2 ore sono al rifornimento idrico della Madonna della Fontana.
Riprendo la strada non prima di aver mandato un SMS a Cenzo, lo faccio ogni volta che i miei giri mi portano a Ceglie, l'amicizia va onorata, e due chiacchiere seduti al bar è il modo perfetto.
Lungo la SP23 che porta mi faccio prendere dai dolci saliscendi impegnandomi in un continuo rilanciare sui pedali, infatti da un gruppetto di cicloturisti in senso inverso una ragazza si lascia scappare un'incitazione "Dai vai!!"
Sorrido e procedo nella mia direzione.
Arrivo a Ceglie, Cenzo non mi ha ancora risposto e non voglio disturbarlo telefonandogli, così cazzeggio un pò per i vicoli della Kailia, prendo un caffè in un baretto del centro storico e un signore molto avanti con l'età mi chiede se la mia è la bicicletta di Pantani, poi mi dice di un terno a ruota fissa preso giocandosi il numero del Pirata, la data di una tappa e non ricordo bene quale altra cosa.
La mia attenzione si sposta al banco del gelato (artigianale? Il cartello identificativo del gusto, scritto a penna su un pezzo di cartone mi lascia presagire di si) dove tra tutti spicca un gusto mai visto e provato prima, un suggestivo Papa Francesco!! Non ho il coraggio blasfemico per leccare questa cosa o per chiedere cosa ci sia dentro, e al momento il suo sapore resterà per me un mistero della fede.
Dopo una breve discesa superando un passaggio a livello prendo la strada per Cisternino per poi girare dopo qualche chilometro sulla destra e intraprendere la parte più avventurosa della mia pedalata.

Già una volta avevo preso per questa contrada, ma senza fare troppa attenzione alle strade intuendo visivamente che il suo dedalo di traverse portava alle porte di Ostuni, ma mi ero ritrovato lungo uno sterrato e intrecciato in un filo a piombo (COASToCOASToCOAST 2014), questa volta ho segnato il percorso e mi concentro per non sbagliare. L'asfalto è buono, e quasi tutto velato dalla terra rossa delle campagne circostanti. In giro non trovo quasi nessuno, qualche voce echeggia da chi sa quale punto e oltre al cinguettio degli uccelli gli unici rumori che sento sono quelli dell'agricoltura, una trattore che smuove la terra, qualcuno che pota una pianta, un cane che abbaia, acqua che scorre, tutti suoni avvolgenti che partono da punti che non riesco ad inquadrare visivamente.
Mi arriva la risposta di Cenzo, gli scrivo che sono più avanti e che al ritorno lo chiamo.
La strada è tortuosa, curve e contro curve, incroci a 90° e un andamento altimetrico altalenante, fatto di continui sali scendi. In alcuni punti ti ritrovi case estive già imbiancate, ma senza nessun vacanziere, in alcuni scorci riesco ad intravedere anche delle piscine, poi troneggia dietro la fitta vegetazione, non molto lontana l'imponente sagoma di una masseria, poi la strada attraversa sterminati campi di assoluta Puglia primordiale.
Dopo un ripido dosso compare in lontananza il lato B della Città Bianca, una serie di palazzi tardo millenovecentosettanta, seguo la strada che ormai non lascia più possibilità di errore fino a ritrovarmi all'incrocio con la Provinciale. Qualche altro chilometro e sono alle porte posteriori di Ostuni.
Questa volta non mi concedo il lusso di entrare nel centro storico per sbirciare da lontano l'Adriatico o tentare la discesa verso Villanova per chiudere un non programmato CoastoCoastoCoast!
Mi muovo a fatica lungo le affollatissime e trafficate strade intorno al mercato settimanale per prendere il lungo e più pericoloso rettilineo verso Ceglie, del tipo quando all'improvviso un grande autobus nero De Matteis ti passa a qualche centimetro senza minimamente avvisarti del suo silenzioso avvicinarsi alle tue spalle.
Prima di arrampicarmi nuovamente lungo le strette stradine di Ceglie avviso Cenzo, ci diamo appuntamento in piazza, e seduti al bar io lui e Maria Domenica parliamo delle solite cose, di quello che sarà, della bicicletta senza mai entrare nell'eccessivo tecnicismo ma restando li sospesi tra la passione e la costanza. Passare anche poco tempo con loro è sempre un piacere.
Lascio Ceglie e i nuvoloni neri che si sono addensati sulla mia testa, riprendo la stessa strada della mattina, ma con meno verve sportiva.
Mi soffermo anche per qualche fotografia (a sto giro molto meno del solito).
Scendo senza mai esagerare dal Tiro a Volo, lascio Grottaglie alle spalle, l'Alenia, Monteiasi con il solito dannato vento contrario, San Giorgio Jonico. Sulla circonvallazione mi affiancano dei motociclisti che vogliono delle dritte su dove andare a mangiare, non sono un gran frequentatore di ristoranti, ma qualche posto buono lo conosco e soprattutto quelli in cui non andare mai, Adios!
Sono dietro San Donato e per evitare il traffico in direzione mare, taglio da dentro Talsano per sbucare a Tramontone lungo una strada di facile passaggio.
Sono a San Vito e il GPS mi obbliga a un piccolo giretto supplementare per rientrare a casa con una cifra tonda, 130 km.

Guardare una mappa e riuscire ad arrivare nel punto prefissato è sempre stata una grande abilità che ogni volta mi riempie di soddisfazione, ma attaversarla mentalmente e ritrovarsi immerso nella sua rappresentazione in scala 1:1 con gli odori i colori e tutto quello che la compone è come una trance mistica di cui non potrò mai fare a meno.

Chiesa di San Rocco
Castello Ducale
main sponsor and supporter
white road to white Town B-Side
Ostuni
Bentornato ad Ostuni
wild flowers
top car
Taranto da una prospettiva insolita

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