ORIALINE

Un giro in bicicletta è sempre un giro. Cinque anni fa intorno alla metà di Gennaio ho chiuso la mia prima Granfondo di Strava, così mi è venuto in testa di replicare quel giro (anche se con piccole variazioni sul percorso) ed arrivare fino ad Oria senza passaporto.
Decido di condividere la mia uscita, ma questa volta sarò solo.
Mi muovo da casa alle sette del mattino ed attraverso la freddissima zona tra la Salina Grande e San Donato dove la vegetazione ricoperta da una patina di ghiaccio inizia a brillare illuminata da una luce solare soffusa dietro una coltre nuvolosa.
In alcuni punti devo attraversare la nebbia che si fa più fitta, mi lascio alle spalle una Faggiano ancora deserta e salgo verso la Rocca.
Cerco nuovi punti di appoggio lungo la strada per il mio telefono e senza accorgermene sono già oltre l'invaso Pappadai.
In corrispondenza di un avvallamento la nebbia riempie il vuoto tracimando fin sulla strada, dal bianco esce un ciclista che faccio in tempo a fotografare mentre si allontana di spalle, altri due ciclisti sono anticipati dalla loro voce prima di trasformarsi in ombre dietro la nebbia e poi sagome di passaggio.
Riprendo a pedalare aggirando San Marzano e poi eccomi di nuovo su una strada apparentemente anonima che s'inoltra nella campagna, tra case sparse, uliveti, qualche masseria e un incrocio ferroviario, mi conduce fino alle porte di Oria!
Vago senza meta per il centro storico e come al solito finisco con l'arrampicarmi fino all'ingresso del castello, che naturalmente è chiuso, ma non è stata un bella idea ... In discesa la pavimentazione lastricata e ricoperta da un velo di umidità ad un certo punto diventa inesistente e slitto per quasi 20 mt in leggero controsterzo con un piede per terra che inutilmente cerca di arrestare il mio moto ma mi permette di mantenere la stabilità che m'impedisce di cadere (anche perché con molto sangue freddo resisto alla tentazione di tirare i freni) quando la strada spiana con un colpo di reni riesco a mettere la bicicletta dritta e riprendo a pedalare per un attimo per poi fermarmi lentamente su una superficie priva di pendenza ... Che paura!
Lascio Oria puntando verso Torre Santa Susanna, mi perdo su un percorso ciclabile e finisco su una strada sterrata, ma l'imponente sagoma del santuario di San Cosimo alla Macchia mi fa orientare a vista senza dover ricorrere al gps, torno indietro e riprendo la strada verso Manduria.
Attraverso l'odore acre del pattume prima e dopo un grosso centro di raccolta, incrocio la mia hidden road proprio in corrispondenza di un edificio con delle grosse scritte PACE e AMORE ...
Lungo la strada solitaria mi passa silenziosa solo una Fiat Panda, la vegetazione continua a mangiare l'asfalto ed anche la campagna intorno sembra meno viva.
La lingua d'asfalto sembra infinita ma quando passo sotto gli ultimi due cavalcavia e le pale eoliche sono più vicine sono arrivato alla sua fine, all'intersezione con una strada più viva.
Torno verso San Marzano, ma alla prima rotatoria vado per Fragagnano.
Incrocio il bivio del Pappadai e poco più avanti giro per Carosino, il sole ha scaldato l'aria e l'umidità resiste solo nelle zone d'ombra.
Da San Giorgio a Talsano passando alle spalle di San Donato.
Sono a casa dieci chilometri oltre la Granfondo. Tutto bene.
Pedalare il sabato è più bello della domenica, amo le strade anonime che ti portano lontano, ancora di più le strade chiuse dove sei davvero solo tu ...
Scendendo dal castello ho davvero rischiato, ma per fortuna sono rimasto in sella per la prossima avventura.

sole di ghiaccio
torre di sollevamento idrica
invaso Pappadai
nebbia
inverno di Puglia
lavoro e costanza come la bicicletta
torretta
Santuario di San Cosimo alla Macchia
Hidden road


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