CENTO CHILOMETRI ABRASIVI

Ho controllato il meteo costantemente negli ultimi giorni e come sempre l'unica variabile che mi preoccupava era la pioggia, così oggi pensavo di percorrere cento chilometri facili lungo la litoranea, da solo con i miei tempi ed i miei silenzi meravigliosi.
Ma già prima di uscire, mentre stendo le lenzuola sul terrazzo, capisco che oggi dovrò fare i conti con il forte vento da S/O (con raffiche ben oltre i 40 km/h).
Sono già per strada e il vento aumenta la sua invisibile opposizione man mano che avanzo lungo la litoranea lasciandomi alle spalle le zone più densamente edificate.
Un capitano solitario dentro la tempesta. Un pirata tra taglienti lame verdi, senza paura "nemico del male che in bocca tiene mille pugnali"
Il vento non ha più ostacoli quando inizio a scendere verso la Torre Sgarrata e procedere perpendicolarmente all'asfalto diventa un problema. Presto la massima attenzione perché quando superi una barriera (una duna, una casa) l'improvvisa forza del vento ti sposta verso il centro della strada.
Le lingue di sabbia si muovono rapide come serpenti senza pelle, il vento diventa abrasivo.
Il sole resta sempre dietro una leggera velatura le onde, riempiono il silenzio di una lunga estate abbandonata.
Procedere lungo la litoranea diventa difficile ed inutilmente faticoso. I cento chilometri di oggi non sono iniziati nella maniera più facile!
Arrivo a Campomarino, per quest'anno la sosta caffè resta alla gelateria Giba (ex sig,re Brunetti!).
Anche il ragazzo dietro al bancone sentenzia che non è un gran bel giorno per pedalare, sul maxi schermo in rotazione video da youtube, con un caffè lungo devo sorbirmi lo Stato Sociale con una vita in vacanza: perché la vita non è come una vacanza che non conosco!!
Dopo un rapido giro sulla spiaggia per prendere le ultime dosi di salsedine e sabbia inizio a pedalare spostandomi verso l'interno.
Il vento non è più diretto e in alcuni tratti soffia alle spalle.
Lo scenario cambia, attraverso distese impenetrabili di ulivi, tronchi contorti e terra rossa di velluto, il silenzio fa eco.
Seguo la direttrice dei centri abitati, Maruggio, Torricella dove incrocio solamente uomini ben oltre i 50 anni, tutti comodamente seduti alle sedie di questo o di quel bar o di una scrostata sede reduci della grande guerra, Lizzano, proseguo lungo la Madonna della Camera, scendo e risalgo la Rocca, poi da San Giorgio vado verso Taranto.
Faccio un giro, il più esterno possibile della città per tornare a casa con questi meno facili del previsto 100 km.
"Sono sceso dalla luna con una lunga scala dopo aver ingoiato mille tempeste di sabbia e piantato la mia bandiera nel Mare della Tranquillità, la solitudine non mi fa paura, sono un pirata che pedala sulla cresta delle onde.

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