106 COMPLANARE E ROSETO CAPO SPULICO / 106 CASTELLI - PARTE PRIMA

Percorrendo una strada mi soffermo sempre a riflettere sulla vita che si muove lungo i suoi bordi, delle storie che s'intrecciano tra le persone, apparentemente immobili nella loro scenografia e quelle di passaggio a varie velocità sui loro mezzi di locomozione.
Su questa cosa mi sono soffermato a lungo quando per un periodo della mia vita ho fatto il pendolare tra Taranto e Messina viaggiando sul tratto della Statale 106 Jonica fino a Sibari per poi svoltare verso l'interno per prendere la Salerno - Reggio Calabria, il tempo ha voluto che questo periodo coincidesse con i lavori di ampliamento della strada che finiva di essere una superstrada a due corsie per senso di marcia poco dopo Ginosa Marina e proseguiva poi con una sola corsia per senso di marcia senza guardrail e con un traffico da autostrada (soprattutto in estate) spalmato in un mondo fermo li da sempre.
Ricordo di file impegnative senza aria condizionata, quando si girava intorno a Scanzano Jonico, i rallentamenti in prossimità dei piccoli centri abitati, i ponti sulle fiumare di fianco alla linea ferrata, il mare di lato che in alcuni tratti era così vicino che allungavi il braccio fuori dal finestrino, ricordo i negozietti, i bar, lungo la strada, le luci accese dietro le finestre, i vecchietti seduti, i semafori ... Il cartello del cambio Regione, ma c'era ancora così tanta strada da percorrere.
Parte di quella nuova Statale 106 oggi è finita, ed è finito parte di quel fastidioso traffico invasivo e sembra finito anche quell'intreccio inevitabile di storie, anche, ovviamente, economiche.
La strada oggi corre fuori da quei centri, su una sede stradale più larga, in alcuni tratti attraversando le colline con delle gallerie... Ma la vita su questo tratto di 106 non si è fermata, sembra scorrere ancora più lenta, anche per me, che oggi la sto attraversando in bicicletta!!

Questa zona al confine tra la Basilicata e la Calabria mi ha stregato, credo perché a pochi metri di distanza da quella strada che la percorre con il suo asfalto nero esiste ancora un semplice e genuino modo di vivere, modificato solo in maniera superficiale dal tempo che scorre, il silenzio e la natura a tratti primordiale, la non confusione che tanto ricerco, un posto magico in cui cerco di tornare non appena mi è possibile.

Inizio a pedalare molto presto cercando di sfruttare al massimo il residuo fresco della notte, ma la temperatura sale in maniera esponenziale, quanto a me, dopo neanche due chilometri sono già, e per la prima volta con la mia bicicletta in territorio calabrese!
Sono già lungo la Statale, quella che una volta era il tracciato principale è diventato l'uscita per Nova Siri Scalo Sud del nuovo percorso che passa esternamente all'abitato e che in passato con i suoi semafori era un punto nevralgico per il traffico.
Dopo aver costeggiato per un breve tratto la vecchia 106 la strada entra stretta nei campi coltivati, principalmente alberi di limoni, serre in disuso e piccole abitazioni.
Arrivo sull'argine del fiume Canna e svolto a sinistra verso il mare, passo nuovamente sotto il nuovo tracciato della statale e poi eccomi di nuovo su quella che era la vecchia sede stradale della 106.
La nuova strada ha svuotato la vecchia arteria trasformandola in una stradina locale a servizio degli agricoltori e dei pochi residenti. E' una sensazione strana poter fare liberamente avanti e indietro per trovare la giusta inquadratura o pedalare lungo la mezzeria sotto l'ombra dei pini marini che preannunciano l'arrivo a Rocca Imperiale Marina.
Senza nessuno stress attraverso tutto l'abitato, piccole attività, bar per lo più deserti, traffico inesistente, poi le case svaniscono all'improvviso lasciando di nuovo il posto ai pini ai bordi della strada. Continuo a pedalare su un rettilineo a pochi metri di distanza dalla linea ferrata, rigorosamente ad un binario, mi fermo su un ponte e scorgo sul greto di una fiumara completamente secca delle capre che agili si muovono sui grossi massi, poco più distante un vecchio pastore immobile sotto il sole appoggiato ad un bastone muove la testa verso la mia direzione quasi perplesso del mio interesse per la scena.
Riprendo a pedalare e dopo esser passato, nuovamente, sotto la statale, inizio il tratto della complanare che a varie quote scorre tra la SS106 e il terreno che dolce inizia ad alzarsi verso l'entroterra.
In vari punti mi trovo di fianco al muro di contenimento della nuova opera stradale, in altri alla stessa quota della strada, sopraffatto dal rombo degli autotreni e dallo sfrecciare di macchine, per la maggior parte, in assetto da vacanza, i punti più suggestivi sono invece quando la complanare corre ad una quota superiore, il traffico sprofonda e allora la vista si perde verso il blu brillante dello Jonio perdendosi all'orizzonte seguendo la curva della costa che punta verso il mare.
Lungo la strada percepisco uno stato di abbandono, vecchie case diroccate, attività turistiche che hanno fatto il loro tempo, e stranamente è la stessa sensazione che provavo passandoci ad una velocità maggiore con la macchina.
Prima di entrare nell'abitato di Montegiordano mi fermo davanti ai ruderi del vecchio cementificio Zippitelli, quasi completamente nascosto alla vista da una pineta.
Anche se è fine Giugno non c'è molta confusione ancora pini ai bordi della strada prima di un'altro ponte poi di nuovo la danza lungo le quote della complanare.
Ad un certo punto la strada nuova si restringe e la complanare converge verso il vecchio tracciato della SS106, percorro 1 km dentro il traffico, per fortuna non intenso, di un'antica statale Jonica.
Sono al castello Federiciano di Roseto Capo Spulico, quante volte sono stato fermato dal blocco della Gurdia di Finanza!! Oggi non c'è nessuno.
Scendo giù per la marina alla ricerca di un bar, la maggior parte ancora chiusi, finalmente il caffè!
Faccio colazione con una sfoglia industriale con all'interno una crema verde mista fragola e mela, mi rimetto in marcia facendo una sosta sulla spiaggia pietrosa, riempiendo l'acqua ad una fontana, e poi scartando una famiglia russa super accaldata che passeggia sul lungomare faccio qualche foto sotto al castello.
Da qui la statale non ha cambiato il suo percorso e la mia esplorazione etologica sociale finisce qui, nel punto che un tempo segnava il confine tra il territorio di Roberto il Guiscardo e il fratello Ruggero I.
Prima di tornare indietro seguendo la stessa strada decido di salire arrampicandomi lungo la strada che porta su al paese di Roseto Capo Spulico.
Lontano dal mare la presenza umana sembra diminuire, una squadra di muratori intenti nella colata di cemento in un fabbricato, tre anziani seduti davanti alla porta quando inizio le curve che risalgono il paese, incrocio qualche macchina che scende la strada, una donna che pulisce davanti l'uscio di casa, arrivo in cima, il panorama non mi appaga completamente e anche la fontana Monumentale di San Vitale, risalente al X secolo mi lascia perplesso ...
Riprendo la strada del ritorno, incrocio prima un ciclo viaggiatore solitario, mi dice una cosa ma non capisco, più avanti una giovane coppia, sicuramente la strada sotto le loro ruote proseguirà ben oltre il castello sulla roccia.
Faccio delle piccole deviazioni per scendere sul mare passando sotto la statale e sotto la linea ferroviaria, gli ombrelloni sono punti di colore sulla costa grigia e pietrosa.
Nonostante i pochi chilometri percorsi e lo scarso impegno profuso nella pedalata, dedicata più ad un'attenta osservazione il caldo fa sentire la sua pesantezza, mi fermo sul lungomare di Rocca Imperiale Marina, per un gelato e dopo pochi chilometri in un bar a Nova Siri Scalo per una granita di limone ...
Rientro al mio villaggio dove mi aspetta una rinfrescante giornata a bordo piscina e la preparazione per l'uscita del giorno seguente.

oltre il confine nessuna barriera (cit.) 
pini marini
silos
sotto passo
capre e pietre
non è Hollywood
cementificio Zippitelli
vista dalla complanare
castello Federiciano
offroad
panorama da Roseto Capo Spulico
casa a chilometro zero
spine and shine
solitudine






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