FESTIVE500 - CHECK THE MEANING
Le festività dovrebbero essere il momento per tirare il fiato prima che la vita riprenda. Ma spesso finiscono per essere il periodo più frenetico dell'anno. Ecco perché ci mettiamo alla prova ogni dicembre, dal 24 al 31. Non solo fisicamente, ma per ricordarci che le feste ci danno il permesso di sprecare il nostro tempo esattamente come vogliamo. Noi scegliamo di sprecarlo in otto giorni e 500 chilometri. Il tempo è prezioso. Sprechiamolo con saggezza.
Queste parole accompagnavano l'edizione del Rapha Festive500 di quest'anno.
E principalmente le parole hanno accompagnato costantemente tutte le mie dodici partecipazioni precedenti e oltre alla sfida fisica mi sono sempre fatto prendere completamente dallo Spirit of the Festive 500 cioè quella voglia di documentare e raccontare con foto, video ed ogni altra forma espressiva la storia dietro i miei 500 km!
Per anni mi sono sforzato ed impegnato a immaginare qualcosa che solo lontanamente poteva competere con chi viaggiava lontano o con chi pedalava contro il buio, la neve ed il vento gelido dell'inverno vero ma con la consapevolezza che i miei 500 km anno dopo anno hanno acquisito un significato personale molto più importante.
Quest'anno ho percorso i miei chilometri alla ricerca intrinseca di quel significato.
La prima uscita la faccio il 24 pomeriggio in gravel, 60 km precisi cercando di percorrere strade secondarie che mi portano fino alle pale eoliche su a San Crispieri e alla campagna fangosa intorno alla Madonna della Camera. Poi tagliando per uno sterrato sopra la salina incontro una poltrona e allora pensando all'ennesima visione serale del mio film di Natale preferito, faccio una foto decidendo di intitolare l'uscita "Una poltrona per due".
Mentre rientro a casa concretizzo che al di là dell'idea, che ancora non ho, il trait d'union di tutte queste uscite sarà il titolo di un film. Idea non completamente originale visto che già nel festive500 del 2015 avevo fatto la stessa cosa, da Operazione San Pietro a L'ultimo samurai con tanto di locandine!
Il giorno successivo altro giro interlocutorio sempre in gravel, solo 50 km in un raggio ancora più circoscritto a casa per non fare tardi al pranzo e non inciampare nel rischio della pioggia. Dall'alto di una vecchia postazione per i cannoni che a sinistra controlla il golfo davanti al Mon Reve e a destra quello del Saint Bon mi viene in mente il titolo per la seconda uscita, "Cape Fear".
110 km in due giorni sono un po' pochini, inoltre dal tardo pomeriggio inizia a piovere con una certa intensità al punto che per spostarci a casa di amici in serata abbiamo delle difficoltà anche con la macchina, ma confido nelle previsioni...
La mattina è soleggiata e le strade sono decisamente bagnate, scelgo di prendere la litoranea perché probabilmente ci saranno meno pozzanghere che altrove.
Mi muovo intorno alle 08:00, a Torreovo giro verso l'interno per arrivare a Maruggio e poi ridiscendere nuovamente sulla litoranea per poter incrociare Luca, Vera e 7Years partiti più tardi. Facciamo colazione insieme, il tempo che prima sembrava peggiorare diventa nuovamente sereno, e allora decido di continuare, mentre loro tornano indietro. Arrivo praticamente alla Palude del Conte per poi tornare indietro lungo la costa.
Tra Campomarino e San Pietro la onde hanno richiamato qualche surfista, allora l'uscita senza pensarci troppo si chiamerà "Point Break".
Oggi ho recuperato un po' di chilometri lasciati indietro nei giorni scorsi, chiudo con 133 km.
In serata ricevo la telefonata di Peppe che è appena rientrato dal suo viaggio nella Grande Mela. Ci organizziamo per pedalare insieme l'indomani mattina.
Probabilmente il jet lag non gli fa sentire la sveglia e buca l'appuntamento, io arrivo alla zona industriale di San Giorgio e poi torno indietro verso Taranto beccandolo praticamente davanti al carcere. Non era prevista un'uscita troppo lunga, ma come al solito Peppe è imprevedibile, mi inizia a marcare per fare un po' di più del previsto, e prima ancora di ritornare alla zona industriale di San Giorgio rilancio aumentando ancora di più l'ipotetico chilometraggio... Nessuno si da per vinto e alla fine arriviamo ad Oria per la colazione per poi tornare indietro. Mi accompagna fino a casa dove insieme alla birra al bar dell'angolo mi ritrovo con altri inaspettati 115 km!
Il titolo dell'uscita l'avevo già deciso durante la telefonata della sera prima "Il ritorno dello Jedi"
Anche per la quinta uscita scelgo la litoranea ed anche oggi mi raggiunge Peppe che però ha poco tempo per via di un impegno, al contrario suo io non insisto. Arriviamo a Montedarena per il caffè, poi lui torna indietro ed io vado avanti, di nuovo tutta la litoranea fino a Torre Colimena.
Poi salgo ad Avetrana per andare a salutare Lucia e Michele e prendermi un uovo fresco da bere. Loro purtroppo non ci sono, l'uovo si, quello c'è sempre e devo ringraziare loro figlio!
A questo punto devo rientrare a casa dalla strada dell'Arneo.
Il vento è prevalentemente contrario la fatica del terzo lungo consecutivo si fa sentire tutta. Per la strada inizio a fare i conti di quanto manca, arriverò a casa che mi mancheranno circa 25 km da fare in tre giorni... Praticamente ho già finito!!
In quel momento esatto capisco il senso di tutte queste uscite, l'idea che le collega, riesco a risolvere le incertezze dei primi giorni, leggo attraverso il codice sorgente intitolando l'uscita "Matrix"
Per l'ultima uscita non riesco ad aspettare il pomeriggio e visto che lavoro in smart, esco prima dell'alba per girare in gravel intorno a casa per quello che manca.
Alle 08:30 sono alla scrivania con il mio festive500 finito e mettendo in archivio l'ultima uscita "Ritorno al Futuro".
Cosa mi spinge a pedalare ogni anno questi 500 km in più in giorni che dovrebbero essere più leggeri?
Me lo chiedo ogni volta prima di iniziare ma poi quasi senza accorgermene sono già per strada perché è quello che mi fa stare bene, come vedere e rivedere lo stesso film la sera di Natale, ripetendo a memoria le battute solo apparentemente uguali, come i colpi di pedali, uno dietro l'altro, “Ogni uomo deve attraversare l'inferno per raggiungere il suo paradiso.” mi dice Max Cady e mentre cerco di capire qualcosa Badhi mi apostrofa “Io credo che neanche tu hai ancora capito il vero spirito ... È uno stato mentale, dove prima ti perdi e poi ti ritrovi.”
Corro il rischio di scivolare nel lato oscuro della forza, quando ecco che il Ritorno dello Jedi che agisce con saggezza e potere, riportandomi nel mondo reale, ogni chilometro è una pillola rossa che mi aiuta a decifrare e rendere fluido il codice, questi sono i miei km questa è la mia verità contro un mondo di finzione, solo otto giorni per tornare indietro nel tempo e poi ritornare al futuro.
Il tempo è prezioso e il significato è che bisogna sprecarlo facendo quello che ci fa stare bene, e bisogna andare, ma "dove stiamo andando non c'è bisogno di strade!", perché la destinazione è dentro di noi, solo che è molto facile dimenticarlo.






















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