SILA-GHI
Prima sosta a Palagiano per incontrare Nino, raggruppiamo armi e bagagli in una sola macchina e si riparte.
Statale 106 fino a Sibari, bretella per spostarsi verso l'altra costa della Calabria e tramite l'autostrada scendere fino a Cosenza.
Fin qui un tragitto fatto cento volte quando facevo il pendolare Taranto>Messina, lavori infiniti intorno a Marina di Roseto Capo Spulico (al ritorno faremo circa un'ora e mezza di fila a causa di un tir in avaria sotto una galleria...) Nuovi ponti che si affacciano, molti ancora come trampolini sul vuoto, tra le gole per la nuova variante e vita quotidiana che pulsa a bordo strada.
Il tratto di autostrada sempre scorrevole poi dall'uscita di Cosenza per me iniziano le novità.
Attraversata una parte di città prendiamo una strada che tra viadotti e curve si snoda lentamente in su verso la Sila e lasciati alle spalle gli ultimi centri abitati, inizia ad espandersi intorno a noi come una macchia verde avvolgente.
Arriviamo a Camigliatello lasciamo tutto nel B&B e poi andiamo sul viale principale per una rigenerante passeggiata con annessa birra prima della cena.
L'aria decisamente più fresca rispetto ai nostri standard (ma non troppo) struscio di un sabato sera di festa, piccoli negozietti di souvenirs e botteghe che vendono cibo sotto ogni forma conosciuta in una quantità davvero impressionante, a farla da padrona incontrastata è la patata silana IGP e i funghi secchi una combo che troveremo e assaggeremo nei diversi ristori.
Cena abbondante, per cui bisogna essere pronti (come dice Peppe) e poi lentamente rientriamo verso il nostro B&B.
Dopo una pessima colazione compresa nel prezzo ricarichiamo tutto in macchina e ci spostiamo verso il punto di partenza della nostra uscita in bicicletta che inizialmente doveva essere San Giovanni in Fiore, ma poi strada facendo è diventato Lorica.
Anche se mi avevano inviato la traccia, come al solito non l'ho caricata sul Garmin perché con Nino e Peppe ci sono sempre delle variabili imprevedibili.
Siamo in anticipo sulla tabella di marcia di una buona oretta, in una Lorica praticamente ancora deserta incontriamo Caterina una ragazza piemontese che in solitaria sta percorrendo la Ciclovia dei Parchi...
Quanta ammirazione silenziosa ho provato! Prendiamo insieme il caffè (neanche questo eccezionale) in un bar, facciamo due chiacchiere mentre montiamo le nostre bici, in realtà io non dico niente, Peppe e Nino invece decantano le gioie delle loro gravel assistite.
Le nostre tracce proseguono in direzioni differenti, la saluto lasciandole un mio adesivo che spero la porti prima o poi su questo Blog... Lo so ci si scambia Instagram di solito ma ancora non sono riuscito a prendere un caffè decente.
Prima di iniziare a pedalare sul serio scendiamo verso la riva del fiume per una foto approfittando della luce del mattino e della calma insolita.
Per un paio di chilometri costeggiamo il lago Arvo per poi allontanarci dallo specchio d'acqua, le varie tende di street food e dei bazar iniziano ad aprire i loro sipari. Dopo qualche altro chilometro ci infiliamo in un sentiero che risale tra gli alberi, arriviamo ad un cancello di filo e bastoni in legno per non far passare le vacche, guadiamo un piccolo rivolo d'acqua e risaliamo il costone lungo il taglio della vegetazione sotto la linea dei tralicci della media tensione, intorno a noi solo lo scampanellare sordo delle vacche.
In cima iniziano i problemi. Il sentiero inizia ad essere interrotto da diversi tronchi caduti che ci costringono a caricarci le bici in spalla per oltrepassarli. Più avanti il sentiero è mangiato dalla vegetazione e pedalare è impossibile, si continua così per circa 2 km. Un trekking estremo con bicicletta in spalla per farsi largo tra tronchi e felci taglienti, probabilmente insieme a quella volta che mi ritrovai ad arrampicarmi sulla scogliera di Porto Selvaggio tra le cose più sfiancanti fatte con la gravel, e senza neanche pedalare!!
Perdiamo tutto il tempo guadagnato inoltre il passaggio tra le spine non ha risparmiato la ruota anteriore di Nino. Mentre lui e Peppe sostituiscono la camera d'aria io finalmente ritrovo il sentiero pedalabile per le ultime centinaia di metri e per ritornare sull'asfalto sono costretto a strisciare come un vietcong sotto la recinzione in filo spinato. Aspetto demoralizzato e con le gambe martoriate per un buon quarto d'ora meditando anche l'abbandono, si ferma anche una macchina di forestali-cantonieri non ho capito bene a quale sezione appartenessero, che preoccupati vedendomi seduto sul ciglio della strada con la bici a terra mi chiedono che cosa fosse successo... Gli tranquillizzo spiegandoli rapidamente l'accaduto e mi augurano una buona giornata andando via sul loro pick-up.
Dopo un po' di tempo spuntano dalla boscaglia anche Nino e Peppe e senza dire niente, come se niente fosse, riprendiamo a pedalare lungo l'asfalto che è un continuo susseguirsi di curve e controcurve ora in discesa ora in salita completamente immersi in una fitta ed imponente vegetazione secolare. Da qualche curva si apre la visuale su alcuni campi coltivati o votati al pascolo, incontriamo il nucleo abitato di Ceraso prima di riprendere a salire nuovamente tra gli alberi.
La visuale è sempre la stessa, oltre il ciglio della strada solo alberi che sembrano appesi al cielo, in alcuni spiazzi autentiche fortificazioni di tronchi sdraiati dove a voler contare gli anelli lungo le sezioni irregolari potrebbe significare perdersi nella notte dei tempi.
Quando la strada punta verso il basso lasciarsi andare tra le curve ha un senso liberatorio. Improvviso appare adagiato su uno sperone di una gola il paese di San Giovanni in Fiore. Ci entriamo da una quota intermedia, il paese si sviluppa su uno sbalzo di circa 200 mt. , ci fermiamo in un bar proprio davanti a PRL No Stop Radio con sede e studi affacciati direttamente all'angolo di una delle vie principali del paese, davvero al passo con i tempi mi sembrano gli studi di alcune emittenti americane!
Mangiamo qualcosa al bar e ripartiamo, scendendo verso la parte bassa del paese ci ritroviamo in un edilizia tipica degli anni '70 tutta da dimenticare.
Ai piedi del paese inizia una salita di circa 9 km con una pendenza media di poco superiore al 5% davvero estenuante, soprattutto per il caldo, l'affronto con molta calma per conservare energie buone e lucidità, in cima mancheranno altri 45 km e non so quanti metri ancora di dislivello.
Mi ci vorrà circa un'ora di scalata e quasi sulla sommità la fontana della Pace con la sua acqua gelata il giusto premio per l'attesa. Quando inizia la discesa da subito in mezzo alle linee verticali del bosco si staglia lucente il lago Ampollino che abbracciamo in corrispondenza della diga di Trepidò e lo costeggiamo su tutta la sua sponda sud passando lungo un tratto di ciclovia tra villaggio Baffa e villaggio Palumbo in cui qualche campione equestre ha pensato bene di passare in sella al suo cavallo senza curarsi di raccogliere le ingombranti deiezioni del proprio quadrupede. Il traffico è importante, quando il lago inizia a defilarsi alle nostre spalle compaiono minacciose delle nuvole alla nostra sinistra. Sulla strada pianeggiante verso Spineto si alza la frequenza di pedalata, i grandi boschi lasciano spazio a campi coltivati più estesi, nuvoloni e tuoni restano sempre distanti, la nostra traccia ci porta verso il cielo pulito. Al bivio di Bocca di Piazza nuova fresva acqua di fonte e rientriamo in salita in una zona boschiva che porta nuovamente verso il lago Arvo che ricompare in zona Quaresima. La strada è più alta e ci regala degli scorci sul lago davvero belli.
Sono le ultime fatiche, quando rientriamo a Lorica la calma della mattina è un lontanissimo ricordo. Gente ovunque, traffico e caldo. Ci fermiamo in un chiosco per un panino, un paio di birre e le immancabili patate mpacchiuse. Gli ultimi metri verso la macchina, ci cambiamo, sistemiamo tutto e ripartiamo in direzione Taranto, il viaggio sarà lungo e faticoso come scritto all'inizio, ma anche questo fa parte del gioco.
Le uscite insieme a Nino e Peppe sono sempre un'esperienza ultra ciclistica, nel senso non stretto del termine ma come somma di esperienze condivise. Le nostre vite se pur differenti trovano attraverso il pedalare insieme, in verità già dal primo momento in cui ci riuniamo, punti di contatto e confronto e occasioni di crescita reciproca che sono parte integrante dei chilometri mangiati sotto le ruote. Certo la bicicletta è un ottimo collante per i rapporti umani ma al tempo stesso illumina i difetti per questo quando trovi un'affinità simile bisogna tenerla stretta, spingere sui pedali in salita e ondeggiare leggeri in discesa allenarsi e trovare sempre spunto per migliorarsi.
Questa uscita, più delle altre condivise insieme, è stata per me un'autentica e continua meraviglia.
Pedalare in posti completamente nuovi mi rompe sempre il fiato per la moltitudine di immagini che cerco d'incamerare, mi piace la salita, mi piace il verde sconfinato, il silenzio rotto da qualcosa che cade lontano, mi piace sentire il rumore dell'acqua che scorre sul fondo di un vallone, mi piace lo specchio d'acqua e il cielo che ci passa dentro, mi piace restare senza parole e lasciare che tutte queste emozioni vibrino il più a lungo possibile.
Bisogna essere pronti per la Calabria, sono un ciclista fortunato.
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